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A De Luca non interessa ricucire: sa che a Salerno se arriva al ballottaggio diventa sindaco

Vincenzo De Luca è totalmente disinteressato alle sorti del campo largo e del Partito Democratico della Campania: vuole solo abbattere ogni problema procedurale e vincere quanto prima.
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Vincenzo De Luca, governatore della Campania per due legislature
Vincenzo De Luca, governatore della Campania per due legislature

A Vicienzo Pol Pot, come lo chiamavano nel Partito Comunista a Salerno, questa mossa è sempre riuscita: entrare a gamba tesa nella partita politica, candidarsi in autonomia per poi dire «chi vuole mi segua». Fatto: dalla sua ultima elezione – la seconda alla Regione Campania – sono passati 5 anni, da quella a sindaco di Salerno (la quarta) ne sono passati 15. Il quadro politico è mutato. «Ma non per Vincenzo De Luca» dice chi lo segue ciecamente anche verso quest'avventura: catalizzatore delle dimissioni anticipate (un anno prima del previsto) dell'attuale sindaco, Enzo Napoli e poi candidato per la quinta volta a fascia tricolore della «rima d'inverno».

De Luca è un animale politico. E anche se, quando parla, pare tutto il frutto di rabbia del momento, è invece convinto che la politica vada fatta calcolando con ampio anticipo necessità, azioni e reazioni. Del resto è cresciuto in un universo-partito in cui c'era una scuola politica che istruiva i funzionari. E lo slogan di Frattocchie (così si chiamava quella più famosa, alle porte di Roma) era «Cognosce quod immutabis», ovvero «Conosci ciò che cambierai». De Luca Salerno la conosce bene. E conosce bene pure le elezioni Amministrative.

Il 5 febbraio è la data cruciale per Salerno

Sul calendario 2026 giovedì 5 febbraio è segnato in rosso. È la data ultima per la revoca delle dimissioni di Enzo Napoli, dopodiché diverranno definitive e la prassi prevede un commissario prefettizio e nuove elezioni prima possibile (in primavera si vota per molti Comuni in Campania). Il Partito Democratico sta provando a fargliele revocare, considerando che si tratta di un gesto non mediato, per quanto nel Pd nazionale e locale si sapeva da tempo che sarebbe accaduto. Dovesse accadere beh, punto e a capo, Napoli continuerebbe fino a fine mandato e poi si vedrà.

Ma se Enzo Napoli dovesse dimettersi allora occorrerà capire come andare alle Comunali. A Salerno il centrodestra non vince da quando c'è l'elezione diretta del sindaco quindi non sono Meloni e Salvini che fanno paura. A livello nazionale c'è un accordo, il cosiddetto «campo largo» immortalato con la foto alle elezioni Regionali in Campania: Pd più M5s, Avs, liste civiche all'uopo e poi una nuvola di possibilità: Casa Riformista (Renzi più Gaetano Manfredi) il Partito socialista? I mastelliani di "Noi di centro"?  Si analizza caso per caso, ma il tavolino si regge su tre gambe: Partito Democratico, Movimento Cinque Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra.

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De Luca non farà nulla per ricucire

Questo tavolino a Salerno è distrutto da De Luca con un pugno tipo mano di Thanos:  il Movimento 5 Stelle prende ufficialmente le distanze: definisce l’operazione «una brutta pagina politica» ed esclude alleanze. Il segretario regionale Salvatore Micillo ieri ha chiesto alle altre forze di convocare subito un tavolo. Ma il Pd è in una fase delicatissima e se ne guarda bene, tanto più che a a Salerno il M5S è all’opposizione in Consiglio comunale.

Lo spauracchio di largo del Nazareno è: ritiriamo il simbolo del Pd se si candida De Luca. È benzina su fuoco per lo sceriffo che sotto le insegne dei Ds prima e del Pd poi ha sempre evitato di farsi trovare, preferendo le liste civiche. Ne ha già una che pare un franchising: "A testa alta", applicabile in qualsiasi città o situazione.

E mentre la Lega annuncia una interrogazione parlamentare al ministro dell'Interno sulle dimissioni del primo cittadino di Salerno, De Luca attende.  Il 31 gennaio a Napoli è prevista l’iniziativa nazionale di Energia Popolare, la ex corrente di Stefano Bonaccini (ex perché teoricamente ora vanno tutti d'amore e d'accordo) che vede al suo interno i maggiorenti del Pd napoletano Lello Topo e Mario Casillo ma pure Piero De Luca, che vive una situazione complicata: figlio della "furia scatenata" Vincenzo ma al tempo stesso segretario del Pd campano. Il caso Salerno rischia di dominare l’agenda politica dell'evento.

De Luca attende perché sa benissimo che deve arrivare alla boa di febbraio, quando le dimissioni di Napoli saranno irrevocabili. Dopodiché dovrà solo lavorare alle Elezioni di Salerno. Che il Pd sia o non sia con lui al primo turno poco importa. A lui interessa vincerlo, il primo turno. Ma se non è possibile per la frammentazione dell'elettorato, gli interessa arrivare al ballottaggio: dopodiché è convinto di poter vincere. Anzi stravincere. Oggi, ovvero prima che arrivino le Politiche a stravolger tutto. E senza dover rendere conto a Roma né a nessun altro.

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