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A Brusciano lo spaccio di droga come un’azienda, turni da 10 ore e licenziamento per i ritardi: 41 arresti

Blitz dei carabinieri a Brusciano (Napoli): le palazzine del rione 219 trasformate nella centrale di spaccio del clan Rega-Piacente.
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A cura di Nico Falco
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Perdere il lavoro per trenta minuti di ritardo e venire subito sostituiti. Regole d'azienda ferrea che, hanno scoperto i carabinieri, venivano applicate anche nel sistema droga di Brusciano, in provincia di Napoli, la "piazza" più importante dopo quella di Caivano; il blitz è partito questa mattina: misura cautelare per 41 persone, di cui 35 con destinazione carcere e agli altri 6 divieto di dimora nella regione Campania. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. Nel corso delle indagini sono stati effettuati diversi sequestri di droga e una trentina di persone sono state arrestate in flagrante.

Durante le operazioni di oggi sono stati sequestrati 1 chilo di cocaina, 10 bustine di marijuana, 474 grammi di crack da tagliare e 790 dosi della stessa sostanza; un 23enne, che non era tra i destinatari della misura è stato arrestato in flagrante nei pressi dell'androne di una palazzina con addosso 353 dosi di crack, 11 di hashish, 12 di marijuana e 420 euro in contanti.

I residenti dovevano chiedere il permesso per uscire di casa

Le palazzine della "219" di Brusciano erano state trasformate in una efficiente azienda della droga, gestita dal clan Rega – Piacente, dove ogni dettaglio veniva controllato e si poteva trovare tutto: cocaina, marijuana, hashish e crack. Le varie scale del rione popolare erano diventate di proprietà del gruppo criminale: i residenti non avevano le chiavi dei portoni, per entrare e uscire dovevano chiedere il permesso a chi era "di turno".

Anche i citofoni erano stati rimossi, in modo da evitare l'apertura dall'interno delle abitazioni. Lo spaccio avveniva seguendo una rigida struttura gerarchica replicata per ogni tipo di stupefacente trattato: al vertice della piramide c'era il capopiazza, sotto di lui gli spacciatori e alla fine le vedette.

Licenziato il pusher in ritardo

Gli spacciatori, ad inizio turno, venivano riforniti di droga e veniva consegnata loro la ricetrasmittente, usata per informare in caso di controlli delle forze dell'ordine. La parola in codice per lanciare l'allarme, è emerso dalle indagini, in questo caso era il nome "Marco", urlato a squarciagola dalle vedette per permettere ai complici di dileguarsi.

Un meccanismo ben oliato, insomma, che funzionava anche davanti ai bambini e che per forza di cose doveva avere regole ben precise. A cominciare dai turni: le piazze di spaccio erano attive anche 24 ore al giorno, per coprire l'intera giornata gli spacciatori venivano impiegati su turni di otto e dieci ore. E il cambio turno era rigidissimo, presentarsi in ritardo poteva anche comportare il "licenziamento". Come era successo ad uno spacciatore che, arrivato mezz'ora dopo, era stato allontanato e sostituito.

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