Gli sms ricevuti dall'amante sul proprio telefonino sono una prova più che sufficiente del tradimento e bastano per suffragare una richiesta di separazione da parte del soggetto tradito con addebito a carico dell'altro coniuge. A ribadirlo è stata la Corte di Cassazione sentenziando sul caso di una coppia milanese la cui donna aveva scoperto il tradimento del partner dopo aver consultato in casa il telefonino di lui. Gli ermellini, confermando la decisione della Corte di Appello di Milano, hanno stabilito che l'uomo dovrà pagare complessivamente alla donna la somma di 5 mila euro al mese per il mantenimento suo e dei tre figli.

Tutto è iniziato nel novembre 2007 quando i messaggi amorosi pervenuti sul cellulare del marito, Enrico C., son stati scoperti e letti attentamente dalla moglie, Fabrizia V. che quindi ha chiesto subito il divorzio con addebito al coniuge. I giudici le hanno dato ragione ritenendo l‘uomo colpevole di violazione dell'obbligo di fedeltà. Nel corso del procedimento l'uomo aveva cercato di difendersi spiegando che il matrimonio era traballante già da anni e che la scoperta della sua relazione aveva solo "aggravato una crisi coniugale presente da tempo".

Per i giudici però è stata proprio la "scoperta dell'infedeltà" a far crollare il matrimonio visto  che nella coppia c'era già stata una "riconciliazione" nel 2002, con un riavvicinamento e la nascita dell'ultima figlia. Per questo ora l'uomo deve versare alla ex duemila euro al mese di mantenimento e tremila euro al mese per il mantenimento dei tre figli, oltre al pagamento totale delle spese straordinarie concordate tra le parti.