Foto di Massimo Chisari
in foto: Foto di Massimo Chisari

Scoppia la protesta in Consiglio regionale contro la decisione della commissione contenziosa del Senato che ha annullato la delibera con cui si sospendeva il vitalizio all'ex parlamentare Roberto Formigoni. All'ex presidente di Regione Lombardia, ai domiciliari per scontare una condanna per corruzione, è stato riconosciuto il "diritto per legge alla pensione" e pertanto potrà ritornare ad avere il vitalizio maturato in quanto senatore. Decisione che ha sollevato l'indignazione dei rappresentanti del Movimento 5 Stelle che nel corso della seduta del consiglio regionale hanno esposto cartelli con scritto: "Ai Lombardi meno sanità, al Celeste soldi in quantità", "Con la Lega meno ristori più vitalizi", "Basta dané ai condannati".

De Rosa: Mozione urgente per i vitalizi ai soggetti condannati

Chiede una mozione urgente Massimo De Rosa, capogruppo del M5S Lombardia: "Chiediamo di discutere una mozione urgente perché la Lombardia si spenda a Roma per l’abolizione dei vitalizi ai soggetti condannati per reati contro la pubblica amministrazione". E ancora: "E si riveda la disciplina che sospende il trattamento previdenziale a chi in sanità ha ripreso servizio per far fronte al Covid. Non sta né in cielo né in terra che politici condannati si intaschino il vitalizio mentre chi offre volontariamente un servizio meritorio al paese si veda tolta la pensione". Poi infine entra nel dettaglio: "Da questo punto di vista il caso Formigoni è vergognoso oltre che imbarazzante ma il centrodestra continua a difendere i privilegi persino per coloro che sono stati condannati definitivamente".

Formigoni condannato a 5 anni e 10 mesi per corruzione

L'ex presidente Formigoni è stato condannato in via definitiva a 5 anni e 10 mesi per corruzione: sta scontando la sua pena, che si estinguerà nel 2023, nella sua casa di Milano. È stato condannato perché coinvolto nella vicenda dei fondi neri delle cliniche Maugeri e San Raffaele, finendo prima dietro alle sbarre nel carcere di Bollate, alle porte di Milano, e poi ai domiciliari dopo cinque mesi in quanto ultrasettantenne. La riconferma dei domiciliari è arrivata anche lo scorso giugno quando la Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della Procura generale contro il provvedimento con cui, lo scorso luglio, il tribunale di sorveglianza aveva fatto uscire l'ex senatore dal carcere, ponendolo in detenzione domiciliare. Ora Formigoni tornerà a ricevere il vitalizio per una decisione che, come ha commentato lui stesso, "riconosce la fondatezza del ricorso" presentato dai suoi legali. E proprio la revoca della pensione e del vitalizio lo avessero portato a vivere negli ultimi mesi una difficile situazione economica.