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Uccise la madre a calci, per i giudici era in “crisi emotiva”: ecco come Ruben Andreoli ha evitato l’ergastolo

Le motivazioni della sentenza della Corte d’Assise di Brescia, che ha condannato a 24 anni Ruben Andreoli. Il 15 settembre 2023 aveva massacrato di botte la madre a Sirmione (Brescia)
A cura di Francesca Del Boca
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Ruben Andreoli e Nerina Fontana
Ruben Andreoli e Nerina Fontana

Fu "una profonda crisi emotiva", maturata all'interno di un rapporto divenuto negli anni sempre più fragile e conflittuale, lo sfondo dell'omicidio di Nerina Fontana, 72 anni, uccisa a calci dal figlio Ruben Andreoli il 15 settembre 2023 sul balcone dell'abitazione di famiglia a Colombare di Sirmione (Brescia).

È quanto emerge dalle motivazioni della sentenza della Corte d'Assise di Brescia che lo scorso 22 ottobre ha condannato Andreoli a 24 anni di reclusione, e non alla pena dell'ergastolo. Il presidente della Corte Roberto Spanò ha infatti descritto il 47enne come una persona "non incline alla violenza", travolta da "un collasso emotivo in un momento di crisi acuta, improvvisa e circoscritta".

Fino al giorno del delitto, l'uomo aveva condotto – si legge – "un'esistenza conforme alle regole della convivenza civile", senza precedenti penali e con un lavoro stabile. In questo modo l'omicidio, preceduto da tensioni crescenti in famiglia e da scelte della madre vissute dal figlio come un vero e proprio "detonatore", sarebbe per i giudici maturato in una "reazione impulsiva". Una reazione incontrollata esplosa all'interno di un soggetto vulnerabile, insomma, e non un progetto criminale mosso da vendetta o da logiche di dominio. Nell'escludere la pena dell'ergastolo per il magazziniere di Sirmione, inoltre, è stato valutato anche il comportamento successivo ai fatti e il "sincero pentimento" manifestato in aula.

La madre massacrata di botte davanti ai vicini

"Non so cosa mi sia successo, sono disperato", aveva dichiarato subito dopo aver massacrato di botte la madre il 47enne, fermato solo dall'intervento dei vicini di casa. Stando alla ricostruzione dei fatti Ruben Andreoli, al culmine di una discussione con la madre, aveva iniziato a colpire la donna a calci e pugni dentro casa, prima di trascinarla sul balcone e continuare con la violenza. "Ho sentito le urla della signora che chiedeva aiuto e mi sono precipitato lì. Lei sdraiata a terra sul balcone, agonizzante, e lui che continuava a calpestarle la testa con violenza", la testimonianza di uno dei condomini. "Ho gridato con tutta la mia voce".

La lite domestica

La lite, secondo quanto ricostruito, sarebbe nata per futili motivi. Una semplice discussione domestica dovuta al fatto che il magazziniere aveva intenzione di licenziarsi e vendere la casa di famiglia, che Nerina Fontana condivideva con il figlio e la nuora a Colombare di Sirmione, per trasferirsi in Ucraina, terra d'origine della moglie. Durante la discussione la donna, che aveva recentemente escluso il figlio dal conto corrente condiviso, avrebbe rivolto alcuni insulti nei confronti della nuora, per scagliare poi la foto del matrimonio del figlio in un cestino.

"Non c'erano mai stati screzi finora", aveva detto la stessa nuora agli inquirenti. Una versione smentita da alcune amiche della vittima. "Quei due volevano solo soldi, Nerina non ne poteva più", era stata la testimonianza di una di loro, resa ai media. "La moglie di Ruben non lavorava e non voleva lavorare, voleva solo denaro per lei e la sua famiglia in Ucraina".

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