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Sparatoria Rogoredo

Uccide un 28enne a Rogoredo, si indaga sull’agente “Luca”: l’ipotesi dello pseudonimo usato dal poliziotto indagato

Carmelo Cinturrino avrebbe usato lo pseudonimo di “Luca” per gestire i suoi rapporti nei quartieri di Rogoredo e Corvetto. Secondo le testimonianze, quell’agente chiedeva il “pizzo” e faceva arresti “selettivi”.
A cura di Enrico Spaccini
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La sera della sparatoria in cui ha perso la vita Abderrahim Mansouri | Foto LaPresse
La sera della sparatoria in cui ha perso la vita Abderrahim Mansouri | Foto LaPresse
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Tra i quartieri di Rogoredo e Corvetto si sente spesso nominare un certo poliziotto che, secondo le voci di pusher e tossicodipendenti, farebbe arresti "selettivi" al punto da essere quasi considerato una sorta di protettore per gli spacciatori italiani, ai danni della concorrenza nordafricana. Il nome di questo agente sarebbe "Luca" ma, secondo gli avvocati Marco Romagnoli e Debora Piazza, sarebbe solo un alias di Carmelo Cinturrino: il 42enne che lo scorso 26 gennaio ha sparato e ucciso Abderrahim Mansouri proprio a Rogoredo, nella periferia sud di Milano. Un tossicodipendente avrebbe anche raccontato di come questo "Luca" fosse particolarmente vicino a una famiglia di pusher italiani che ha base in un palazzo al Corvetto. Come indicato nell'informativa arrivata in Procura a fine gennaio, l'uomo avrebbe indicato il profilo social di Canturrino per identificare "Luca". Tutto, però, deve ancora trovare riscontri nelle indagini della Squadra Mobile e del pm Giovanni Tarzia.

Stando a quanto emerso finora, alcuni giorni prima di essere ucciso Mansouri avrebbe confidato ad alcune persone che Canturrino ultimamente aveva iniziato ad avanzare richieste sempre più importanti e per questo aveva paura. Varie testimonianze, infatti, avrebbero raccontato di come il 42enne fosse solito chiedere una sorta di "pizzo" agli spacciatori, che variava tra "mazzette" e dosi di cocaina. Tra le sue vittime, pare ci fosse anche Mansouri, il 28enne conosciuto come "Zack", dal quale avrebbe preteso "200 euro in contanti e cinque grammi di cocaina al giorno".

Poco prima di sparare il colpo di pistola che avrebbe centrato Mansouri sopra la tempia destra, Canturrino si trovava al Corvetto in un "servizio di osservazione, in appostamento". Lo aveva raccontato lui stesso durante il primo interrogatorio con il pm Tarzia. Secondo altre testimonianze raccolte dagli investigatori, pare che l'assistente capo del Commissariato di Mecenate fosse conosciuto anche in quel quartiere, ma con lo pseudonimo di "Luca".

Spacciatori e tossicodipendenti avrebbero raccontato di come questo agente sia solito prendere parte in operazioni descritte come "disinvolte", compiere arresti "selettivi" e chiedere il "pizzo". In particolare, questo poliziotto avrebbe anche "protetto", o comunque "tollerato", una famiglia di spacciatori italiani che ha base nello stesso palazzo in cui la compagna di Canturrino lavora come custode. Gli investigatori stanno cercando riscontri di tutto quanto raccolto finora, anche sull'ipotesi che "Luca" e l'assistente capo indagato per omicidio volontario siano effettivamente la stessa persona, ed elementi significativi in questo senso potrebbero arrivare anche dall'analisi dei dispositivi del 42enne.

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