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Trasloco forzato dalle case popolari a Milano per 160 famiglie: “Abbiamo paura che non ci facciano più tornare”

I residenti delle case popolari in zona Loreto riportano a Fanpage.it il timore di dover lasciare le loro case. Il presidente di Aler Milano: “Li tuteleremo”.
Il complesso di case popolari Aler di via Lulli–Porpora | Foto Gianfranco Candida
Il complesso di case popolari Aler di via Lulli–Porpora | Foto Gianfranco Candida

Decine di residenti storici della zona Loreto, a Milano, dovranno lasciare la casa e i luoghi in cui hanno sempre vissuto. A denunciare la questione a Fanpage.it, dopo la recente inchiesta sugli alloggi pubblici milanesi, sono gli inquilini di alcuni stabili popolari di via Lulli e via Porpora, di proprietà dell’Aler (Azienda lombarda per l’edilizia residenziale). Il trasferimento forzato sarebbe giustificato dagli interventi di manutenzione ed efficientamento energetico dei palazzi, operazione che Aler intende eseguire utilizzando i fondi europei del piano RePower Eu, contributi del Pnrr espressamente dedicati all'edilizia pubblica residenziale.

Case più efficienti: il piano

Aler ha già pubblicato un avviso, in scadenza il 15 luglio 2026, rivolto alle società specializzate in servizi energetici (ESCo) per la riqualificazione di 300 edifici per oltre 11.000 alloggi. Per quanto riguarda i complessi di via Lulli e via Porpora, delle sette proposte arrivate da otto operatori economici, sono state prese in considerazione e dichiarate fattibili da Aler Milano le due presentate da Edison Next Government Srl per la riqualificazione di circa 300 alloggi in quattro stabili delle suddette vie.

Il valore stimato della concessione, della durata di 20,5 anni, è superiore ai 110 milioni (al netto dell’Iva), mentre il valore complessivo degli investimenti previsti a carico del concessionario è pari a circa 60 milioni (più 13 milioni di Iva). Quest'ultima cifra potrà essere corrisposta tramite i finanziamenti europei RePowerEU del Pnrr. L’affidamento a Edison è stato sottoscritto con provvedimento dirigenziale di Aler a dicembre 2025 e i lavori riguarderanno impianti elettrici, meccanici e opere edili. Nello specifico, l'elenco comprende: isolamento termico, lavori sugli infissi e sui sistemi di climatizzazione, l’installazione di impianti solari fotovoltaici, adeguamento strutturale dei muri, dei solai e delle scale, manutenzione straordinaria degli alloggi.

Uno degli stabili di via Lulli | Foto Gianfranco Candida
Uno degli stabili di via Lulli | Foto Gianfranco Candida

E gli inquilini?

Ci hanno annunciato che dovremo lasciare gli appartamenti in cui la maggior parte di noi vive da decenni – racconta a Fanpage.it l'inquilina di uno dei quattro stabili coinvolti -. La motivazione che ci hanno dato sono i lavori di efficientamento energetico, che sono senza dubbio positivi e importanti, ma abbiamo paura di non poter tornare poi nelle nostre case

Sarebbero, secondo i dati raccolti da Fanpage.it, circa 160 le famiglie che tra il 2026 e il 2027 dovranno trasferirsi: “La maggior parte di questi nuclei – ci spiega Gianfranco Candida, che nel quartiere è attivo attraverso l’associazione Mutuo Soccorso Milano – sono anziani soli, ma non mancano ragazze e ragazzi, talvolta anche con disagio psichico. Anche se le promesse iniziali erano di trovare analoghe sistemazioni all’interno del quartiere, è evidente che non potrà essere così e sradicare queste persone dai luoghi in cui hanno sempre vissuto creerà tantissimi altri problemi”.

Abbiamo già iniziato a sentire che alcune case disponibili sono in zona Molise-Calvairate – dice ancora l'inquilina -, cioè ben distante da dove siamo ora. In più molti di noi hanno investito soldi e fatica per mettere a posto gli appartamenti, che abbiamo ristrutturato senza il contributo di Aler, è proprio necessario farci spostare?"

La stessa domanda l’abbiamo posta al presidente di Aler Milano, Alan Rizzi: “Secondo gli ingegneri sì, gli alloggi devono essere evacuati, ma nelle prossime settimane, in accordo con i sindacati, stabiliremo un protocollo a tutela dei residenti: la maggior parte rimarrà nel quartiere, altri entro i sette minuti in auto, in modo da garantire la continuità ai servizi scolastici, sanitari ecc”.

Le risposte di Aler

Il progetto di Aler, secondo quanto riferito a Fanpage.it dall’associazione Mutuo Soccorso Milano, da anni attiva nella zona, prevede entro fine maggio la richiesta formale dei fondi RepoweEU. I lavori, stando a questo crono programma, dovrebbero partire entro fine anno in due palazzi di via Lulli e alcuni inquilini verranno trasferiti in appartamenti al numero 28 della stessa via, ma gli altri?

Aler – ci dice Candida – ha a disposizione pochi milioni per la mobilità degli inquilini e la ristrutturazione degli appartamenti dove verranno trasferiti, con trasloco a carico Aler. Chi volesse tornare dopo le ristrutturazioni, tuttavia, dovrà farsi carico dei costi del trasloco di rientro e di certo non lo faranno anziani soli che si sono spostati da poco”. “Daremo la possibilità di rientrare a chi lo vorrà – dichiara Rizzi – secondo le modalità stabilite dal protocollo, costi di trasloco compresi”.

Il timore degli inquilini resta quello di essere espulsi definitivamente da un quartiere che, per la sua centralità e vicinanza ai servizi, potrebbe essere destinato a un mercato immobiliare più alto: “Per quanto riguarda gli alloggi oggetto di ristrutturazione – precisa Rizzi – non sarà possibile assegnarli ad altro uso che non sia l’edilizia residenziale pubblica, proprio perché i fondi europei con cui saranno finanziati i lavori lo prevedono come requisito, quindi quelle case rimarranno per chi ha un Isee da 0 a 16mila euro”.

Uno degli stabili che saranno interessati dai lavori | Foto Gianfranco Candida
Uno degli stabili che saranno interessati dai lavori | Foto Gianfranco Candida

Gli inquilini: "Metà delle case sono vuote"

Resta il fatto che, secondo il censimento promosso da Mutuo Soccorso Milano insieme ad alcuni abitanti, quasi la metà degli appartamenti di via Lulli-Porpora sono attualmente vuoti e nel 2025 la riassegnazione degli alloggi risultava ferma da circa sette–otto anni. La contro proposta degli inquilini ad Aler, che hanno lanciato una petizione, sarebbe infatti quella di partire con la riqualificazione dei civici dove si concentra la maggior parte di alloggi vuoti, evitando il più possibile di spostare gli abitanti attuali. In questo modo le case ristrutturate per prime, sempre nel quartiere, potrebbero poi accogliere chi è costretto a spostarsi per la realizzazione dei lavori in altri civici.

A preoccupare è infine il coinvolgimento di un soggetto privato nell’intervento di riqualificazione, aspetto che i residenti temono determini un aumento dei canoni di locazione dei loro alloggi: “Il canone non è stabilito in base alle condizioni degli stabili ma alla fascia di reddito – rassicura Rizzi -, semmai in futuro pagheranno meno spese, visto l’efficientamento energetico in programma”.

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