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Tram deragliato a Milano

Tram deragliato a Milano, nessuna anomalia nel funzionamento del mezzo: avanza l’ipotesi dell’errore umano

Secondo i primissimi riscontri ottenuti dalla Procura di Milano, pare che il Tramlink deragliato il 27 febbraio fosse regolarmente funzionante. Non emergerebbero anomalie. Per questo, avanza l’ipotesi dell’errore umano, dovuto a una distrazione o a un malore del conducente.
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Il tram schiantato contro un negozio (foto da vigili del fuoco)
Il tram schiantato contro un negozio (foto da vigili del fuoco)
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Continuano gli accertamenti della Procura di Milano per individuare le cause del deragliamento del tram e ricostruire l'esatta dinamica dello schianto avvenuto in viale Vittorio Veneto a Milano nel pomeriggio dello scorso 27 febbraio, in cui due persone sono morte e altre 54 ferite. Per questo è stato incaricato come consulente il tecnico Fabrizio D'Errico, professore al Politecnico di Milano, esperto di disastri ferroviari, per un primo responso sull'accaduto alla luce della documentazione finora raccolta.

Intanto, dalle prime verifiche effettuate anche dalla polizia locale, al lavoro con i propri tecnici, emergerebbe un regolare funzionamento del Tramlink in questione. Possibili anomalie del mezzo sarebbero, per ora, state escluse. Tuttavia, occorre capire come mai i freni di emergenza non sono entrati in funzione prima del deragliamento.

Al momento, quindi, sempre secondo le primissime verifiche, il procuratore Marcello Viola – a capo dell'inchiesta –  e la pm Elisa Calanducci, avrebbero avanzato l'ipotesi dell’errore umano. Ma si attende ancora l'esito delle analisi sul telefono del tranviere, sequestrato per escludere che fosse in funzione al momento dell'incidente.

L'ipotesi dell'errore umano potrebbe essere legata a una presunta distrazione del conducente oppure a quella del malore, come dichiarato dall'uomo stesso ai soccorritori e ai medici dell'ospedale Niguarda in cui è stato tenuto poi sotto osservazione per un giorno. È stato infatti dimesso in "buone condizioni di salute" nel pomeriggio di sabato 28 febbraio.

L'ipotesi dei medici è che il conducente 60enne, Pietro Montemurro – dipendente Atm da oltre trent'anni, ora indagato per disastro ferroviario, omicidio colposo e lesioni – possa aver avuto una "sincope vasovagale", ossia un mancamento. Dovuto probabilmente al colpo accidentale al piede sinistro, preso mezz'ora prima dell'incidente, proprio mentre si trovava a bordo del mezzo.

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