Sospeso medico gettonista al pronto soccorso di Merate: era stato condannato in Appello a 17 anni per 7 omicidi

Per due giorni, martedì 24 e mercoledì 25 febbraio, il medico anestetista rianimatore Vincenzo Campanile ha prestato servizio al pronto soccorso dell'ospedale San Leopoldo Mandic di Merate (in provincia di Lecco). Oggi però, venerdì 27 febbraio, l'Asst di Lecco ha disposto la sua immediata sospensione dai turni e il divieto assoluto di riprendere servizio nella struttura. Il motivo è che il 53enne, originario di Monfalcone (in provincia di Gorizia), è stato condannato in Appello a 17 anni e 3 mesi di reclusione per omicidio volontario in merito a sette anziani deceduti tra il 2014 e il 2018 a Trieste. La pena non è definitiva, poiché non si è ancora pronunciata la Cassazione, ma come ha spiegato l'assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso "è doveroso distinguere con chiarezza tra il principio costituzionale della presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva e l'etica della responsabilità che deve guidare chi opera in contesti delicatissimi come un pronto soccorso".
Campanile lo scorso ottobre è stato condannato a Trieste a 17 anni e 3 mesi per omicidio volontario. Al 53enne sono contestate le morti di sette pazienti anziani, deceduti durante interventi di soccorso domiciliare. Durante i processi, lui ha sempre sostenuto di aver applicato una "sedazione palliativa caritatevole" per interrompere le loro sofferenze. Ricostruzione non accolta dai giudici né in primo grado, dove era stato condannato a 15 anni e 7 mesi, né in secondo grado dove la pena è stata anche aumentata. Tuttavia, non essendo ancora arrivata la sentenza definitiva da parte della Cassazione, l'Ordine dei Medici non lo ha sospeso e non avrebbe avviato nemmeno un procedimento per la radiazione.
Così, martedì 24 febbraio Campanile è arrivato come medico "gettonista" al pronto soccorso del Mandic di Merate attraverso una cooperativa e ha prestato servizio per due turni. Il caso, però, è stato segnalato dal quotidiano La Provincia Unica e l'Asst di Lecco ha deciso di intervenire con l'immediata sospensione.
Secondo Bertolaso, "questa vicenda evidenzia ancora una volta le criticità legate al ricorso alle cooperative per il reclutamento di personale sanitario". Per l'assessore al Welfare della Lombardia, infatti, "è intollerabile la prassi secondo cui alcune cooperative impieghino personale senza condividere in modo completo e trasparente tutte le informazioni rilevanti con le strutture sanitarie con cui collaborano. Le direzioni ospedaliere devono essere messe nelle condizioni di conoscere ogni elemento utile a valutare l'idoneità dei professionisti che operano nei propri reparti, soprattutto in contesti ad alta complessità come il Pronto Soccorso". Bertolaso ha annunciato "immediate verifiche" nei confronti della cooperativa coinvolta.