Sequestrata e uccisa della ‘ndrangheta, le lettere di Cristina Mazzotti durante la prigionia: “Sono stremata”

Poche parole che chiedono aiuto, scritte su un foglio bianco. “Caro papà, mi hanno fatto scrivere le condizioni per il mio riscatto. Sono stremata, aiutami. Se puoi, fai presto. Ti bacio tanto. Saluta la mamma e tutti gli altri”.
Sono gli anni Settanta, gli anni dei sequestri e dei ricatti per alimentare la criminalità organizzata. In questo scenario, chi scrive il biglietto è Cristina Mazzotti, la 18enne sequestrata della ‘ndrangheta mentre si trovava con i compagni di scuola la sera del primo luglio 1975 a Eupilio (Como), poi trovata morta in una discarica di Galliate (Novara) dopo quasi un mese di prigionia.
Per la prima volta, cinquant’anni dopo il rapimento, le lettere scritte dalla ragazza durante il sequestro sono state consegnate alla Corte d’Assise di Como.
Dopo 50 anni, il processo per esecutori e mandanti
Per il sequestro e la morte di Mazzotti negli anni sono state condannate già tredici persone. Tra gli imputati, però, non finirono mai gli esecutori materiali e i mandanti vicini alla ‘ndrangheta. Soltanto dopo 49 anni, il 25 settembre 2024, si è aperto un nuovo filone del processo che ha visto come imputati Giuseppe Morabito, il boss della ‘ndrangheta residente nel Varesotto, Giuseppe Calabrò detto "U' Dutturicchio", 70 anni, Antonio Talia, 73 anni, e Demetrio Latella, 70 anni. Quest'ultimo aveva confessato di aver preso parte al sequestro dopo che nel 2006 sull'auto in cui venne sequestrata la 18enne venne trovata una sua impronta.
In un primo momento il fascicolo è stato archiviato per poi essere aperto nuovamente dall'avvocato Fabio Repici che ha chiesto la riapertura del caso alla gup Angela Minerva. In questo nuovo filone del processo i quattro imputati sono accusati di sequestro e omicidio in concorso ad altre persone non ancora identificate, mentre il fratello e il sorella della 18enne si sono costituiti parti civili.
L'ultima udienza e le lettere della prigionia
Nell’ultima udienza del processo che si è svolta ieri, mercoledì 2 luglio, gli avvocati di parte civile della famiglia, Fabio Repici ed Ettore Zanoni, hanno consegnato alla Corte d’Assise di Como le lettere scritte da Cristina Mazzotti durante la prigionia, quasi un mese durante il quale la 18enne è stata rinchiusa in una buca nel terreno: “Sto male e soffoco. Se non paghi subito mi uccideranno. Fai presto, voglio rivedervi”, ha scritto in un'altra delle lettere. In aula, il pentito di ‘ndrangheta Antonino Cuzzola ha rivelato che durante la prigionia la ragazza "si ribellava e gridava". Per questo le venne messo del Valium nell'acqua, e le vennero date delle pastiglie calmanti, "troppe. E la ragazza morì".
In un'altra lettera Mazzotti ha spiegato al padre il percorso da compiere per consegnare il riscatto: “Parti da Erba alle ore 19 del martedì 29. I soldi li deve portare una sola persona. Quando sarete chiamati per sapere se tutto va bene darete il nuovo numero di targa che userete dicendo questo è il nuovo numero di telefono". In più, "la macchina deve essere munita di portapacchi con sopra un sacco visibile coperto con uno straccio bianco. (…) Durante il tragitto improvvisamente vi comparirà un bastoncino con appesi due stracci, uno bianco e uno rosso. Quando vedete questo segnale, fate ciò che vi ordinerà”. Infine, l'ultimo monito: “La sorte di vostra figlia è nelle mani della vostra prudenza”.