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Scontro tra un treno e un container a Milano, chiuse le indagini per disastro ferroviario: 2 indagati

La Procura ha chiuso le indagini sull’incidente ferroviario avvenuto il 13 settembre 2024 nei pressi della stazione di Greco Pirelli (Milano). Il reato di disastro ferroviario colposo è stato contestato a 2 persone.
A cura di Giulia Ghirardi
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Il container caduto da un treno merci che è stato urtato, a sua volta, da un altro cargo
Il container caduto da un treno merci che è stato urtato, a sua volta, da un altro cargo

Ci sono due indagati nell'inchiesta della Procura di Milano per disastro ferroviario colposo sull'incidente che si verificò la mattina del 13 settembre 2024, nei pressi della stazione Greco Pirelli a Milano, dove un treno regionale, proveniente da Domodossola, andò a schiantarsi contro un container caduto da un treno merci che era stato urtato, a sua volta, da un altro cargo.

L'avviso di conclusione indagini – che di solito prelude alla richiesta di processo – è stato notificato oggi, lunedì 19 gennaio, al macchinista del treno regionale e alla persona che svolgeva il ruolo di "regolatore della circolazione" in quel nodo ferroviario.

La ricostruzione del "disastro ferroviario"

Come si legge negli atti depositati in Procura, poco dopo le 6:30 del 13 settembre 2024 ci fu un "urto frontale" tra il treno passeggeri, "con a bordo circa 200 persone", e la "cassa container" caduta dal carro di un treno merci. Treno che era fermo su una linea e che era stato colpito, a sua volta, da un altro convoglio cargo.

Dalle prime indagini, infatti, era emerso che il primo treno merci era fermo in uno svincolo, ma con la coda che fuoriusciva dal binario, invadendo quello accanto su cui stava viaggiando l'altro. In sostanza, non era attivo il "sistema di controllo" che avrebbe dovuto segnalare "l'occupazione" del binario "da parte dell'ultimo carro" del treno merci, che "sporgeva di 17 metri". Per questo, l'altro convoglio aveva avuto segnale di "via libera".

Il macchinista del regionale, stando all'imputazione, aveva rallentato correttamente fino a 30 km/h, dopo aver ricevuto "la chiamata d'emergenza" dal treno merci che si era scontrato con l'altro, ma avrebbe, poi, ripreso la "marcia normale" fino a 105 km/h, mettendosi "nella condizione" di non poter frenare in tempo.

L'altro indagato, invece, "dopo aver ricevuto la chiamata d'emergenza (…) la interrompeva", senza essere "riuscito a stabilire alcuna comunicazione". O, comunque, senza aver disposto le "necessarie verifiche" su quanto stava accadendo. Oltre all'ipotesi di disastro ferroviario colposo, i due indagati devono rispondere anche di lesioni, in particolare per le conseguenze riportate da una passeggera, giudicata guaribile in 11 giorni.

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