Si fa sempre più minaccioso il rischio frana sul lago di Iseo dove è attesa una caduta fino a due milioni di metri cubi di roccia sulle sponde bergamasche dello specchio lacustre e in acqua, i cui effetti sarebbero devastanti. Uno studio ha infatti certificato che dall'ingresso in acqua delle macerie, potrebbe alzarsi un'onda anomala, un vero e proprio tsunami, alto fino a nove metri che metterebbe a rischio la cittadinanza che popola la costa su versante opposto. Fanpage.it ha raggiunto i Comuni di Tavernola e Govio per capire come procede il piano di preparazione per la messa in sicurezza dell'area e i motivi per cui si è arrivati a questo punto.

Rischio tsunami sul lago d'Iseo: Non sappiamo i danni che può provocare

Il Consigliere Regionale della Lombardia Dino Alberti, in quota Movimento cinque stelle, spiega che la frana "è documentata e monitorata da decine di anni, anche se nelle ultime settimane si è accelerato il movimento". Per questo motivo, spiega Alberti, "è scattato l'allarme: parte del materiale potrebbe cadere sulle case". "Nel caso peggiore – spiega Gabriele Gori, sindaco di Vigolo – dei due milioni di materiale dovrebbe arrivarne un terzo sul lago, senza conoscerne gli effetti certi che provocherebbe il danno". Per il primo cittadino del comune in provincia di Bergamo, "è secondario sapere ora se sia colpa dell'attività estrattiva del cementificio ai piedi della montagna o della natura".

Consigliere Alberti: È colpa del cementificio che ha scavato nella montagna

Di diverso avviso Alberti, che spiega come "per anni il cementificio ha sfruttato la parte della montagna che dà sul lago e, una volta bloccata, ha sfruttato il versante opposto utilizzando anche cariche esplosive che potrebbero aver acuito i problemi e lo smottamento della frana". Per il momento, i cittadini che stanno patendo le prime conseguenze dell'accelerazione della frana sono quelli di Parzanica, "isolati completamente per via della chiusura di tutte le vie di accesso", spiega il sindaco di Vigolo Gori, che aggiunge: "C'è una strada secondaria che non può essere percorsa da mezzi troppo pesanti, motivo per cui loro si trovano con difficoltà di approvvigionamento viveri e materie prime".

(Ha collaborato Simone Giancristofaro)