L'appuntato scelto dei carabinieri Emanuele Anzini muore il 17 giugno 2019 a Terno d'Isola, in provincia di Bergamo: durante un posto di blocco chiede al conducente di un'Audi A3 di fermarsi. Questo però tira dritto e lo investe. Dagli accertamenti risulterà che l'allora 34enne Matteo Colombi Manzi – condannato nel 2020 in primo grado a nove anni – aveva un tasso alcolemico cinque volte superiore al limite consentito. Nella giornata di ieri, mercoledì 14 aprile, la sua condanna è stata ridotta a sei anni, due mesi e venti giorni dalla corte d'Appello di Brescia.

La figlia: Abbandonata dalla giustizia

La decisione ha scatenato la rabbia della figlia del militare che – in un'intervista al quotidiano "Il Corriere della Sera" – afferma: "Mi sento impotente, arrabbiata, privata per sempre dell'amore di papi e abbandonata dalla giustizia". La ragazza, all'epoca dei fatti, aveva solo 18 anni e ieri – per questioni legati al Covid-19 – non ha potuto partecipare all'udienza: "Mio padre quella notte è stato ucciso dall'ignoranza, ieri anche dalla giustizia italiana". Proprio ieri infatti è stato accolto il patteggiamento concordato. Al CorSera la ventenne spiega di non voler perdonare Matteo Colombi Manzi: "Non perdonerò mai una cosa del genere, non è stato un errore o una fatalità, stava guidando sapendo di aver bevuto troppo".

La notte dell'incidente

Quella notte, Manzi – a cui era stata sospesa già la patente per guida in stato di ebbrezza – si mette al volante ubriaco. Intorno alle tre di notte, Anzini e un collega, gli intimano l'alt nel posto di blocco che avevano allestito. Il 34enne tira dritto e investe l'appuntato. Appena arrivato nel garage di casa, cambia idea e torna indietro. L'uomo viene immediatamente sottoposto all'alcol test: nel suo sangue viene trovato un tasso superiore di cinque volte rispetto ai limiti consentiti. La polizia locale lo arresta e lo porta in carcere dove verrà poi accusato per omicidio stradale, guida in stato di ebbrezza e resistenza.