Fuori, per le vie del centro e sul lungolago, la vita scorre quasi normale. I bar sono chiusi o fanno asporto, ma il traffico è intenso e c'è viavai di passanti di tutte le età. Dentro, nei pronto soccorso e nei reparti degli ospedali cittadini, la normalità è qualcosa di dimenticato da settimane. A Como negli ultimi giorni è stato sfondato il muro dei mille casi giornalieri di Coronavirus. È il terzo vertice del nuovo "triangolo del contagio", che con Monza e Varese è diventato l'epicentro della pandemia fuori da Milano.

Como, letti pieni e incertezza all'ospedale Valduce

All'ospedale Valduce, in pieno centro città, la situazione è critica da giorni. Una settantina di pazienti covid ricoverati, posti letto esauriti. "Se andiamo avanti così qualcuno si farà l'infarto a casa o l'ictus a casa, questo lo dobbiamo assolutamente evitare", avverte il direttore sanitario Claudio Zanon. Al pronto soccorso qualche ambulanza in fila, stanchezza e tensione sui volti degli operati della Croce rossa in attesa: "Situazione tranquilla? Giudichi lei, siamo qui da ore", raccontano a Fanpage.it.

Erba, il pronto soccorso in trincea con le ambulanze in coda

"La tensione è alta e la complessità dei pazienti è maggiore rispetto alla prima ondata che abbiamo avuto a marzo", spiega Susy Lozzani, coordinatrice degli infermieri del pronto soccorso di Erba. In questo piccolo ospedale di provincia qualche giorno fa l'immagine di dieci ambulanze in coda è diventata virale. "Non siamo stati toccati dalla prima ondata, invece ora siamo nel pieno della pandemia", Damiano Rivolta, direttore del Fatebenefratelli è arrivato qui a maggio, dopo la prima ondata, e sperava di non dover affrontare la seconda. Questo territorio, invece, è stato colpito in pieno. "I nuovi casi sono tutti della zona, per questo arrivano tante ambulanze e abbiamo dovuto già chiudere il pronto soccorso un paio di volte", spiega.

Pazienti intubati nel pronto soccorso

I medici e gli infermieri che da giorni soccorrono senza sosta i pazienti in arrivo, alcuni già molto gravi, si inventano soluzioni nuove ora dopo ora. Qualcuno è stato assistito sulle ambulanze, molte nella sala d'aspetto trasformata in locale operativo. "Questo paziente è intubato, dovrebbe essere in terapia intensiva ma non c'era posto, lo teniamo qua", spiega un'infermiera. Un altro paziente ricoverato nella struttura racconta a Fanpage.it:  "Qua dentro non ci sono delle persone, ci sono degli angeli che ci stanno salvando la vita". E poi aggiunge, rivolto ai negazionisti: "Il Covid è una cosa veramente forte, pesante".

"Negare il Covid? Un affronto indegno"

"Abbiamo cercato di creare il maggior spazio possibile perché gli accessi sono tanti. Abbiamo dovuto aprire l'accettazione per garantire nuovi posti letto", è il racconto di Gerardo Foglia, responsabile del pronto soccorso. Per chi sta compiendo questo sforzo per curare tutti, le voci degli scettici sono incomprensibili e offensive. Per Foglia "è un affronto per i pazienti che stanno lottando con le unghie e con i denti tra la vita e una morte e per i colleghi medici. È un affronto indegno sentire tutto questo".

Al Sant'Anna reparti covid pieni: "Circa 300 operatori contagiati"

Al Sant'Anna di Como i numeri fanno tremare. Sono 137 i pazienti Covid ventilati di cui 26 in terapia intensiva, 179 non ventilati. E anche gli altri ospedali della zona sono in affanno: a Cantù 25 pazienti di cui 6 in terapia intensiva; a Mariano Comense 27 persone nella degenza di transizione. Poi ci sono le persone in attesa di ricovero sistemate nei pronto soccorso: 40 al Sant'Anna e 29 a Cantù, due a Menaggio. In questa condizione, il personale sanitario sta esaurendo le forze. "In totale abbiamo circa 300 operatori che sono fuori partita e gli altri devono sobbarcarsi l'onere di queste assenze. È chiaro che il personale sia esposto", sottolinea Fabi Banfi, direttore sanitario dell'Asst Lariana. I prossimi giorni saranno duri: "Dovremo ancora stringere i denti, perché dagli elementi che abbiamo la situazione diventerà sempre più critica, ci stiamo attrezzando a gestire questa fase".

Direttore Asst Lariana: Situazione difficile, ma evitare allarmismo

Nonostante le difficoltà il dg dell'Asst Lariana invita a non farsi prendere dal panico. "La situazione è difficile e certamente non abbiamo bisogno di allarmismi e drammatizzazioni eccessive che non fanno altro che demotivare e alimentare conflitti e ingovernabilità". Il messaggio è che, grazie alla rete regionale di emergenza e urgenza, i pazienti possono essere trasferiti nelle province meno colpite. "Serve equilibrio e serve che ognuno faccia la propria parte, a tutti i livelli – spiega Banfi – Serve una forte rete ospedaliera territoriale, un'alleanza, una sinergia vera tra strutture pubbliche e private accreditate. Serve che nessuno si sottragga di fronte all'emergenza in corso".