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Femminicidio Pamela Genini

Pamela Genini e la tomba profanata, l’ex Francesco Dolci: “Era finita in un giro di riciclaggio, aveva paura”

“Pamela era usata come copertura nel riciclaggio di denaro, se n’è accorta tardi”, dice a Fanpage.it l’ex a cui la donna chiese aiuto la notte del femminicidio.
A cura di Chiara Daffini
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Pamela Genini
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Torna a parlare Francesco Dolci,  l'ex fidanzato, diventato poi amico, di Pamela Genini, 29enne uccisa a coltellate il 14 ottobre 2025 a Milano da Gianluca Soncin, l'uomo che la ragazza aveva frequentato nell'ultimo anno e che non accettava la fine della loro relazione. Cinque mesi dopo il femminicidio, per il quale Soncin si trova in carcere, la salma di Genini è stata decapitata, e la testa trafugata, nel cimitero di Strozza (Bergamo), dove la ragazza riposa. "Un gesto di intimidazione nei miei confronti – dice a Fanpage.it Dolci, con il quale la ragazza si sarebbe confidata nei suoi ultimi mesi di vita -. Pamela mi aveva raccontato dei giri in cui era suo malgrado finita, chi le ha tagliato la testa e l'ha fatta sparire vuole mettermi paura affinché non parli".

Dolci: "Soldi, viaggi e regali, ma Pamela aveva paura"

"Pamela nell'ultimo anno aveva fatto tanti viaggi, anche nell'Est Europa, accompagnando chi in questo giro di riciclaggio era parte attiva, la sua presenza serviva da copertura". È questa la convinzione dell'uomo, a cui, stando al suo racconto, Pamela si era rivolta più volte per chiedere aiuto: "All'inizio non si era preoccupata – dice l'ex fidanzato -, forse ammaliata da un tenore di vita molto alto e dai continui regali, basti pensare che cosa aveva ricevuto per il suo ultimo compleanno, lo scorso agosto: un viaggio in uno dei resort più esclusivi al mondo, a Porto Cervo, un orologio e un anello da migliaia di euro ciascuno… Quando si è accorta che c'era qualcosa che non andava era troppo tardi e ha avuto paura".

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Francesco Dolci dice di aver più volte sentito telefonate esplicite a riguardo: "Ma Pamela – ci dice – per paura che io potessi registrare qualcosa e denunciare mi faceva spegnere il telefono. Io cercavo di convincerla ad andare dalla polizia, però lei temeva per sé e per la sua famiglia, d'altronde non c'era solo la persona che l'aveva coinvolta in tutto questo, ma una rete criminale ben più estesa, anche fuori dall'Italia".

Elementi, quelli enunciati da Dolci, che dovranno essere vagliati dagli inquirenti, i quali oggi lavorano su un doppio binario: quello dell'indagine sul femminicidio, di cui si sta occupando la Procura di Milano, e quello relativo alla profanazione della tomba e al furto del cranio, preso in carico dalla Procura di Bergamo. Su questi ultimi reati tutte le ipotesi sono ancora in campo.

Il giallo del cadavere decapitato

Era il 23 marzo 2026 quando, durante la traslazione della salma di Pamela Genini da una tomba provvisoria alla cappella di famiglia, madre, patrigno, fratello e sorella della vittima hanno scoperto l'orrore inflitto per una seconda volta alla ragazza. Ad accorgersi gli operai addetti alle attività cimiteriali, dopo aver notato che la lastra di zinco a copertura della bara era chiusa con silicone, indice di una probabile manomissione.

Secondo prime ipotesi ad agire potrebbero essere state più persone, visto che il peso della bara supererebbe 100 chili. Il loculo sarebbe poi stato richiuso e i fiori risistemati su di esso. Ed è proprio questa apparente volontà di non far scoprire il gesto a gettare dubbi sul movente della ritorsione e quindi sulla pista economica, fermamente esclusa dalla famiglia di Pamela.

"Non emergono elementi che possano far ipotizzare una ‘pista economica' – si legge in una nota diffusa qualche giorno fa dall'avvocato Nicodemo Gentile, che rappresenta Una Smirnova, mamma di Pamela -, la signora Genini non ha mai ricevuto minacce, pressioni o richieste di denaro, né prima né dopo la morte della figlia, né ha mai presentato denunce in tal senso".

"Non può invece escludersi – prosegue la nota – che dietro il raccapricciante episodio possa celarsi una mente pericolosa, agiti riconducibili a dinamiche di possesso deviate e a un pensiero disturbato e ossessivo nei confronti di Pamela, della sua immagine e della sua identità".

L'ex Dolci: "Vogliono colpire me"

Francesco Dolci
Francesco Dolci

"Per me – dice a Fanpage.it Francesco Dolci -, l'ipotesi più plausibile è che si tratti di un gesto intimidatorio dei miei confronti, magari la testa volevano farmela trovare in casa ma non ci sono riusciti, io comunque sono disponibile per qualsivoglia perquisizione".

Dolci sembrerebbe invece escludere il movente legato all'ossessione, ribattendo alle allusioni circolate a tal proposito su di lui: "L'unico ossessionato da Pamela era Gianluca Soncin, che l'ha uccisa e si trova ora in carcere", commenta, aggiungendo: "Dicono che portavo continui regali sulla tomba di Pamela, ma gli unici oggetti che ho portato sono due ceri benedetti e un vasetto di rose. E per quanto riguarda le mie visite frequenti al cimitero – conclude – dal giorno del femminicidio sono andato più volte in commissariato che sulla tomba di Pamela, per denunciare le continue minacce, la violazione di domicilio e altri gesti intimidatori da me subiti".

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