In provincia di Brescia il primo gennaio del 2021 si erano registrati 42.422 contagi dall'inizio della pandemia. Il 22 febbraio il bilancio era salito a 62.333. Un’esplosione di 20mila contagi in cinquanta giorni. Così la bassa bresciana è ripiombata nell'incubo esattamente un anno dopo

Tantissimi, se si pensa che la prima tragica ondata si era chiusa nel Bresciano con un bilancio di circa 15mila casi ufficiali (anche se moltissimi sono sfuggiti allo screening). E che durante la seconda ondata si era passati da 18mila a metà ottobre a 38mila a metà dicembre.

Oltre 20mila contagi in cinquanta giorni: l'escalation nel Bresciano

Una escalation dei contagi che si è aggravata nelle ultime due settimane fino a rendere inevitabile la decisione presa oggi, con la zona arancione rafforzata per tutta la provincia di Brescia e per altri nove comuni limitrofi. I grafici che mostrano una curva che sale sempre più ripida: 4.281 i positivi censiti nella settimana appena trascorsa, dal 15 al 21 febbraio; erano 3.241 in quella precedente dall'8 al 14 febbraio (cioè 1.040 in meno), e 2.436 nella prima settimana di questo mese dall'1 al 7 febbraio (805 in meno). Il minimo, dopo la seconda ondata, si era toccato tra il 21 e il 27 dicembre, quando i casi settimanali erano 1.513.

L'impennata non lascia alternative alla chiusura. Oggi in consiglio regionale Guido Bertolaso, consulente della Lombardia sul piano vaccinale, ha detto che a Brescia è "arrivata la terza ondata". Ma gli allarmi erano già arrivati all'inizio di febbraio, con il primo focolaio, quello di Corzano.

I focolai di Corzano e Castrezzato: chiusure arrivate tardi?

"Il focolaio nel bresciano è sintomo di una attestazione della variante inglese, come avvenuto purtroppo a Codogno con quella di Wuhan. La variante inglese può avere inizio da Corzano", avvertiva intervistato da Fanpage.it Arnaldo Caruso, direttore Laboratorio Microbiologia e Virologia Asst Spedali Civili di Brescia. Si decise di non istituire una zona rossa, ma di contenere il virus con uno screening su tutta la popolazione.

Il 18 febbraio, mentre dall'ospedale di Chiari partono i primi allarmi per l'aumento di ricoveri, ecco la fascia rossa scatta a Castrezzato,  il sindaco dichiara: “L’ho detto a Fontana, secondo me questa zona rossa è un provvedimento tardivo", spiegando che il picco di casi tra i suoi concittadini era già passato e il virus circolava già in altri comuni.