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26 Maggio 2022
13:12

“Non ci fu alcun inganno”, le motivazioni della sentenza che ha prosciolto Fontana nel caso camici

Ci sono oltre 30 pagine di motivazioni con cui la gup Valori ha deciso per il “non luogo a procedere”. Tutti i cinque imputati sono stati prosciolti dall’accusa di frode in pubbliche forniture.
A cura di Enrico Spaccini
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Non ci fu alcun "inganno". È la conclusione delle oltre 30 pagine di motivazioni per le quali Attilio Fontana è stato prosciolto nel "caso camici". Lo scorso 13 maggio, la giudice dell'udienza preliminare Chiara Valori ha dichiarato il "non luogo a procedere" per tutti e cinque gli imputati.

Prosciolti tutti gli imputati

Oltre al presidente della Regione Lombardia, sono stati prosciolti anche suo cognato Andrea Dini, l'ex direttore generale di Aria (la centrale acquisti regionale) Filippo Bongiovanni, l'ex dirigente Carmen Schweigl e il vicesegretario della Regione Pier Attilio Superti. Per la gup, la "trasformazione" da fornitura a "donazione" di quelle migliaia di camici e di dispositivi per la protezione individuale durante la pandemia  "è stata operata in modo chiaro, portata a conoscenza delle parti, non simulata ma espressamente dichiarata".

L'accusa di "inadempimento contrattuale"

La Procura di Milano aveva contestato un "supposto inadempimento contrattuale". Secondo l'accusa, infatti, Regione Lombardia aveva stipulato un contratto nell'aprile di 2020 con Dama (la società di Dini di cui la moglie di Fontana deteneva il 10 per cento) per 75mila camici e 7mila dpi, per un valore complessivo di 513mila euro. Quel contratto, però, non fu mai rispettato dato che Dini aveva interrotto le consegne quando all'appello mancavano ancora 25mila camici. Per la Procura, la trasformazione da "fornitura" a "donazione" era solo un motivo per mascherare quell'inadempimento". L'accusa era di frode in pubbliche forniture.

La sospensione delle consegne e la revoca dei mandati di pagamento

Una ricostruzione che la giudice Valori considera falsa: "Non risponde al vero che si sia cercato a posteriori di considerare la fornitura come a titolo gratuito fin dall'origine", scrive tra le motivazioni. A prova di questa sua decisione, riporta che la società di Dini, Dama, "alle prime avvisaglie dell'inchiesta giornalistica" di Report decise di sospendere le consegne. Dall'altra parte, Aria aveva già "revocato i mandati di pagamento".

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