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Muore di emorragia cerebrale ma per i medici era cefalea: due ospedali devono risarcire 1 milione e 500mila euro

Nei guai gli ospedali di Como e Sondrio nei quali la donna si era recata accusando forti dolori alla testa e vomito. Nessuna delle due strutture l’aveva sottoposta a Tac o accertamenti. Il Tribunale di Sondrio ha stabilito un risarcimento di 1 milione e 500 mila euro.
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Una donna di 45 anni è morta di emorragia cerebrale dopo essere stata visitata in ben due ospedale diversi, di Como e di Sondrio, e dimessa da entrambi con diagnosi di cefalea, senza particolari accertamenti né Tac. Il decesso è avvenuto il 7 aprile 2018 nell'ospedale di Sondrio, dove al secondo ricovero i medici si sono accorti – purtroppo troppo tardi – della reale malattia della donna. Per questo adesso le due strutture sono state obbligate a risarcire i familiari della 45enne con circa 1 milione e 500mila euro, più interessi e spese legali, come stabilito dal Tribunale di Sondrio al termine del primo grado civile di giudizio.

Secondo quanto si apprende e come riportato dal Corriere della Sera, la donna – quattro giorni prima di morire – aveva iniziato ad accusare un forte mal di testa e vomito. Preoccupata, si sarebbe fatta accompagnare dal marito in ospedale a Como. Lì sarebbe stata visitata e dimessa senza essere stata sottoposta a esami strumentali. I medici l'avrebbero assicurata dicendole che si trattava solo di cefalea e di assumere antidolorifici. Ma il giorno dopo la donna si sente di nuovo male. Questa volta si reca nell'ospedale di Sondrio ma anche in questo caso viene dimessa con diagnosi di cefalea, senza che le venga fatta una Tac. Il giorno dopo ancora però la situazione peggiora: il dolore è sempre più forte e la donna torna di nuovo all'ospedale di Sondrio, ci arriva in ambulanza e in codice rosso. I medici finalmente la sottopongono a Tac e scoprono un "un ematoma sottodurale acuto con edema cerebrale diffuso". Un'emorragia cerebrale seria. 

La donna viene quindi portata d'urgenza in sala operatoria, sottoposta a un delicatissimo intervento neurochirurgico di decompressione cranica ed evacuazione dell’ematoma. Nonostante tutti gli ultimi sforzi da parte dei medici, la donna non ce la fa e muore sul letto d'ospedale a causa della grave situazione in cui versava.

Il Tribunale di Sondrio, dopo tutti le verifiche del caso e dopo aver disposto una perizia medico-legale, ha stabilito che se i medici di entrambi gli ospedale avessero condotto accertamenti approfonditi per tempo la donna avrebbe avuto l'80% di possibilità di salvarsi. Il Tribunale ha parlato di "condotte omissive colpose in capo a entrambe le strutture sanitarie". A finire maggiormente nei guai è il secondo ospedale, quello di Sondrio, obbligato a pagare la percentuale più del risarcimento.

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