Monza, fermato un 16enne per propaganda jihadista e apologia del fascismo: è un caso di radicalizzazione ibrida
"Guida all’uccisione", il "Manuale dell’odiatore", "Siege – Assedio", "Bomba passo dopo passo". Sono solo alcuni dei manuali e documenti trovati nello smartphone del 16enne italiano collocato in comunità per propaganda jihadista e apologia del fascismo. L’operazione svolta oggi dalla Digos di Monza e della Brianza è frutto di un’indagine per autoaddestramento con finalità di terrorismo, istigazione a delinquere e apologia del fascismo.
Nei manuali ritrovati, simili a quelli trovati a casa del 17enne che lo scorso marzo aveva pianificato una strage a scuola a Perugia, c'è di tutto: descrizioni minuziose su come eseguire attentati, promozione di contenuti nazionalsocialisti, suprematisti o accelerazionisti, incitamento alla lotta. E ancora, strategie per compiere attacchi terroristici di massa, attentati, incendi dolosi e consigli su come sfuggire all'identificazione. Questi manuali che plasmano le menti dei ragazzi sono clandestini e disponibili tramite gruppi Telegram che ne favoriscono la diffusione.
Il giovane, inoltre, avrebbe effettuato delle ricerche online su autori di stragi e su come procurarsi armi da fuoco e munizioni. Ma non solo. Nella camera possedeva diversi oggetti con simbologia nazionalsocialista e suprematista. Poi anche delle armi: un coltello con fodero, una fascia da braccio con una svastica e un passamontagna.
Secondo gli investigatori, il minore "ha evidenziato un progressivo interesse verso contenuti di carattere tecnico e operativo relativi ad armi, esplosivi, sostanze incendiarie e modalità di realizzazione di azioni violente". Si tratta quindi di una radicalizzazione ibrida, una crescita parallela, un miscuglio di ideologie apparentemente lontane, in cui il suprematismo e l’accelerazionismo vengono contaminati da simbologia, propaganda e modelli operativi dell’estremismo jihadista. Questa fusione, che prevede matrici religiose differenti, si sviluppa prevalentemente su Internet, e si basa sull'autoaddestramento dell'individuo.
Il ragazzo brianzolo aveva sempre più spesso frequentato gruppi, canali e comunità estremiste. Lì non c’era solo propaganda. Era presente anche materiale riconducibile all’Isis, rappresentazioni di violenza estrema e contenuti relativi ad armi con tanto di istruzioni per il loro utilizzo.
Aveva anche realizzato un video, un artefatto animato, in cui un soggetto faceva irruzione all’interno di un edificio istituzionale con un mitragliatore, aprendo il fuoco e uccidendo i presenti. Perché il 16enne prevedeva di realizzare, molto probabilmente, l’attuazione di un piano simile: era stata rilevata, infatti, la presenza di materiale contenente indicazioni per eludere i sistemi di sorveglianza, occultare le tracce e distruggere le prove, oltre a insabbiare le comunicazioni online tramite una vpn.