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Aumentano i casi di persone risultate positive al Coronavirus in Lombardia, così come in tutta Italia. Dai 119 positivi del 28 settembre si è passati ai 683 di ieri, 8 ottobre, e solo nella città di Milano si sono contati 133 contagi. Le persone attualmente positive, cioè i malati, nella sola Lombardia sono 10.406: di queste la maggior parte, 10.004, sono in isolamento domiciliare. Uno dei rischi maggiori di questa fase di recrudescenza della pandemia è che l'aumento dei casi, per ora per lo più asintomatici o lievi, si traduca in una carenza di spazi per consentire a tutti di trascorrere in sicurezza la quarantena. Ed ecco allora che ritorna d'attualità il tema dei cosiddetti "Covid hotel", ossia strutture adibite proprio a ospitare quelle persone che devono rimanere in isolamento, ma per svariate ragioni non possono farlo nelle proprie abitazioni.

"Il problema dei contagi all'interno della famiglia preoccupa, ma rispetto a prima adesso abbiamo più strumenti che ci consentono di contattarli tempestivamente e fare i tamponi – spiega a Fanpage.it Paola Pedrini, segretaria della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg) della Lombardia -. È ovvio però che riuscire a isolarli dentro casa è difficile, soprattutto i bambini". Per la segretaria, gli hotel-Covid potrebbero essere una soluzione, idea condivisa anche dalla segretaria Fimmg di Milano, Anna Maria Pozzi: "Queste strutture possono aiutare a gestire meglio le persone in isolamento. All'epoca erano state molto utili visto che venivano portate tutte le persone uscite dall'ospedale, ma che non vivevano in condizioni abitative tali che potessero permettere una tranquilla convalescenza". L'epoca di cui parla la dottoressa Pozzi è un passato molto recente: lo scorso 30 marzo, nella fase più acuta della pandemia, per sopperire al problema il Comune di Milano – in accordo con l'Agenzia di tutela della salute (Ats) della Città metropolitana, Asst (Azienda socio sanitaria territoriale) Milano nord, prefettura e proprietà della struttura – aveva messo a disposizione l'hotel Michelangelo. La struttura, in zona Centrale, dopo cento giorni di funzionamento e oltre 500 persone ospitate è stata "chiusa" a luglio. E adesso?

Il bando di Ats per le strutture che possono accogliere i positivi

Che il tema del reperimento di spazi idonei alla quarantena sia particolarmente sentito lo dimostra il fatto che l'Ats di Milano, lo scorso 24 agosto, aveva pubblicato sul proprio sito un bando finalizzato alla ricerca di strutture che potessero accogliere in isolamento persone positive al Covid-19. Il bando doveva chiudere il 4 settembre, ma "al fine di consentire una maggior partecipazione" è stato prorogato di qualche giorno, fino al 10 settembre. Da Ats, contattata da Fanpage.it, spiegano che non è ancora possibile conoscere il numero delle adesioni in quanto si stanno ancora analizzando le risposte ricevute, ma ciò che è certo è che la Regione Lombardia – che aveva già pensato alla necessità di potenziare la rete di assistenza territoriale con la Delibera di giunta regionale n. 3525 del 5 agosto – ha avvertito la necessità di risolvere un problema che nei prossimi giorni rischia di essere prioritario. Dall'altra parte anche il Comune di Milano è pronto a fare la sua parte: dall'assessorato all'Urbanistica hanno fatto sapere a Fanpage.it che, nonostante la questione sia di competenza regionale, saranno "pronti a dare una mano qualora ci fosse l'esigenza".

L'esperienza del Covid hotel Michelangelo

D'altronde era stato proprio l'assessore all'Urbanistica Pierfrancesco Maran, che più si era speso sulla necessità di assicurare spazi adeguati a coloro che necessitavano di trascorrere la quarantena lontani dalla propria abitazione, a sottolineare e lodare l'esperienza del Covid-hotel Michelangelo. L'albergo a quattro stelle in piazza Luigi di Savoia è stata la prima struttura privata a ospitare coloro che non potevano vivere tranquillamente e in sicurezza l'isolamento. Nell'arco di 100 giorni ha ospitato in totale 511 ospiti, 120 in media, con un picco di 200 presenze giornaliere tra metà aprile e metà maggio, quando cioè l'emergenza coronavirus ha fatto sentire la sua morsa sull'area metropolitana di Milano. All'epoca, ricordano dall'assessorato, "servivano dei luoghi per la quarantena ed era sempre Ats a decidere chi entrava". Solo un 10 per cento degli ospiti è infatti giunto all'hotel per tramite del Comune di Milano (attraverso i suoi canali, come Milano Aiuta), di Ats Milano Città Metropolitana o dei medici di medicina generale. Più del 50 per cento degli ospiti sono arrivati dagli ospedali, il 23,5 per cento da strutture collettive di accoglienza e il 15 per cento dalle caserme delle diverse forze dell’ordine.

Oltre al Michelangelo erano state individuate altre strutture: una a Linate e una vicino via Larga, la cui competenza ricadeva su Ats. In aggiunta al Hotel Michelangelo, il Comune di Milano aveva pubblicato un bando per chiedere disponibilità anche ad altre strutture: "C'erano arrivate quindici richieste, ma poi non sono state attivate per una questione di costi di gestione in capo ad Ats e alla Protezione civile". Nel caso dell'hotel Michelangelo, in effetti, era stato stipulato un accordo con i privati titolari della struttura e i costi dell'operazione – pari a circa 500mila euro al mese – erano poi stati rimborsati dalla Protezione civile centrale di Roma.

Strutture aperte con più facilità durante il lockdown

In caso di necessità, adesso, l'hotel Michelangelo potrebbe tornare ad essere un "Covid-hotel"? A luglio, quando l'esperienza era terminata, l'assessore Maran aveva scritto su Facebook: "Se servirà, la struttura sarà riapribile in pochi giorni". Ma certo, nel frattempo, la situazione degli alberghi e strutture ricettive è cambiata: tra marzo e maggio l'Italia stava infatti vivendo un periodo di lockdown totale dove gli alberghi erano chiusi e molti proprietari avevano quindi deciso di candidarsi. Inoltre, nonostante Maran abbia rassicurato di poter riaprire l'hotel Covid in pochi giorni, restano dei nodi da sciogliere: alcuni riguardano le stesse politiche portate avanti dal Comune di Milano, come l'iniziativa del Comune Fly to Milano in cui si regala ai turisti un giorno gratis (la terza notte) nelle strutture alberghiere al fine di favorire il turismo in città, iniziativa che potrebbe disincentivare, da parte dei privati, la voglia di mettere a disposizione le proprie strutture. C'è poi la grossa incertezza che si respira a livello nazionale: non si sa se si potrà tornare di nuovo a una situazione di lockdown totale o se vi saranno delle chiusure mirate in alcune zone. C'è il rischio, quindi, che non tutti rispondano prontamente all'appello lanciato dalle istituzioni: e il tema di non sapere più dove mettere le persone in quarantena potrebbe esplodere da un momento all'altro.