Massimo Riella evaso da Como e arrestato in Montenegro, 3 amici patteggiano per averlo aiutato nei mesi di latitanza

Era il 12 marzo 2022 quando Massimo Riella, arrestato il dicembre precedente perché ritenuto responsabile di una rapina ai danni di una coppia di anziani, è evaso approfittando dell'uscita dal carcere concessa per far visita alla madre deceduta da poco. L'allora 47enne aveva aggredito dli agenti di polizia penitenziaria che lo stavano scortando ed era fuggito tra i monti dell'Altolago di Como. La fuga è terminata il 16 luglio 2022, quando Riella è stato arrestato in Montenegro e poi estradato. In quei quattro mesi di latitanza, però, diverse persone lo avrebbero aiutato a evitare l'arresto e ora sono stati chiamati a rispondere di favoreggiamento: tre hanno patteggiato e uno ha ottenuto la messa alla prova. Altri due, insieme a Riella, dovranno rispondere a Milano di aver pianificato la realizzazione di un documento falso.
I tre patteggiamenti
Le indagini sono state svolte dagli agenti della polizia penitenziaria e dai carabinieri di Menaggio, coordinati dalla sostituta procuratrice Alessandra Bellù. In quattro sono comparsi davanti alla giudice monocratica del Tribunale di Como Valeria Costi con l'accusa di favoreggiamento personale. Uno ha chiesto e ottenuto la messa alla prova, mentre gli altri tre hanno deciso di patteggiare.
In particolare, un 51enne di Novate Mezzola ha patteggiato 9 mesi e 10 giorni perché accusato di aver tenuto contatti con la famiglia di Riella incontrandosi anche con la compagna dell'evaso per capire le sue necessità e, nel caso, soddisfarle. Un 57enne di Montemezzo ha patteggiato 12 mesi, in quanto avrebbe dato un passaggio a Riella in auto attivandosi anche per procurargli del cibo e, infine, una 47enne di Bollate ha patteggiato 8 mesi, con sospensione condizionale, per avergli indicato un luogo dove stare in attesa dell’arrivo del documento falso. Il 60enne che ha ottenuto la messa alla prova avrebbe portato a Riella beni di prima necessità e organizzato incontri tra lui e la sua famiglia.
Il documento falso
L'evasione di Riella iniziata il 12 marzo 2022 dal cimitero di Brenzio, nel comune di Gravedona ed Uniti (in provincia di Como), si era conclusa il 16 luglio 2022 quando l'Interpol lo ha rintracciato nel suo rifugio a Podgorica, in Montenegro. Là il 47enne stava aspettando il documento falso che gli avrebbe permesso di continuare la latitanza indisturbato.
Ad aiutarlo in questa seconda parte del piano sarebbero stati in due: la 62enne Zorica Stanojevic, originaria della Serbia e residente a Carnate, e il montenegrino 61enne Gojko Perovic domiciliato a Milano. Loro due, insieme allo stesso evaso, dovranno rispondere delle loro azioni davanti al giudice del Tribunale di Milano, al quale è stato girato il fascicolo per competenza territoriale.