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Massimo Riella, il detenuto evaso durante una visita alla tomba della madre: “La gente lo protegge”

Massimo Riella ha 47 anni: l’uomo è evaso durante una visita alla tomba della madre che si trova nel cimitero di Brenzio, in provincia di Como. È latitante da almeno un mese e, secondo il padre, la gente del posto lo starebbe aiutando.
A cura di Ilaria Quattrone
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Massimo Riella (Fonte: Facebook)
Massimo Riella (Fonte: Facebook)

È evaso il 12 marzo scorso: Massimo Riella, ha approfittato del permesso ottenuto per pregare sulla tomba della madre, e poi è fuggito. Stando a quanto riportato dal quotidiano "Il Corriere della Sera", l'uomo avrebbe attorno a sé una rete di persone che lo starebbero aiutando e proteggendo. Persone che vivono nella piccola frazione di Brenzio, in provincia di Como, dove si trova il cimitero in cui è sepolta la madre di Riella.

La fuga e l'aggressione agli agenti

Il 12 marzo l'uomo è stato portato in quel luogo proprio da cinque agenti della polizia penitenziaria: aveva ottenuto il permesso di andare alla tomba della madre dopo che era salito, per protesta, sul tetto del carcere di Como. Una volta arrivato, senza manette e appena sceso dal furgone, ha aggredito gli agenti e si è dato alla fuga. Una latitanza che ormai dura da quasi un mese. Stando a quanto riporta CorSera, sarebbe stato proprio il padre di Riella, a dire che la gente di Brenzio lo sta aiutando: "La gente se lo passa di casa in casa, il mio Massimo non vaga nei boschi cacciando a mani nude". L'uomo ha parlato anche di un accordo tra padre e figlio secondo cui sarà lui a portare Massimo Riella dai carabinieri: "Prima però bisogna arrestare il vero colpevole. Il mio Massimo è mezzo matto, m’ha fatto disperare… Però non è tipo da picchiare gli anziani". Secondo papà Domenico, l'uomo sarebbe scatto per "dimostrare la propria innocenza".

I motivi dell'arresto

Le accuse a cui fa riferimento Riella risalgano all'anno scorso: l'uomo, imprenditore edile, era stato arrestato a dicembre perché ritenuto responsabile dell'aggressione e della rapina nei confronti di una coppia di anziani. Per compiere questo reato sarebbe stato utilizzato un coltello: sull'arma sarebbe poi stato isolato un Dna che, da ulteriori analisi, sembrerebbe appartenere proprio a Riella. Secondo il padre, però il responsabile sarebbe "un amico di Massimo che traffica con la droga": uomo che, sempre secondo il suo racconto, avrebbe dormito a casa di Riella e avrebbe utilizzato un coltello di casa sua per rapinare gli anziani incastrando così il figlio.

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