Mascherine anti Coronavirus prodotte da operai in nero, struttati e senza documenti, È quando ha scoperto la guardia di finanza di Bergamo al termine di un'indagine che ha portato all'arresto di due persone, finite ai domiciliari.

Il provvedimento è scattato oggi, venerdì 20 novembre, su richiesta del pm di Bergamo Silvia Marchina e su disposizione del giudice per le indagini preliminari Massimiliano Magliacani. I due fermati sono accusati di aver impiegato lavoratori stranieri privi del permesso di soggiorno per realizzare mascherine anti Covid19. Nel momento di maggiore crisi della prima ondata, quando Bergamo era la città più colpita d'Italia, i finanzieri avevano controllato diverse aziende del settore del confezionamento di abbigliamento che avevano riconvertito la produzione in mascherine chirurgiche e dispositivi di protezione individuale.

In una ditta bergamasca i finanzieri hanno così trovato cinque donne e un uomo, tutti di origine cinese, senza permesso di soggiorno che pernottavano all'interno di stanze ricavate nei locali aziendali. I riscontri sul posto hanno permesso di risalire a un'ulteriore azienda di Treviolo, gestita da un altro cittadino cinese, che aveva collaborato al confezionamento delle mascherine chirurgiche. Qui è stata identificata un'altra donna che dormiva in una delle diverse stanze ricavate all'interno dei locali aziendali. I sette irregolari sono stati espulsi. A luglio, però, le fiamme gialle sono tornate nella ditta di Treviolo e in un'ulteriore società con sede operativa a Cavernago e di proprietà degli stessi indagati. Qui sono stati identificati 38 cinesi. Lavoratori che venivano alloggiati in condizioni di sovraffollamento e impiegate senza rispettare le norme di sicurezza e diritto del lavoro, fiscali, previdenziali e contributive. Sono 24 in tutto i lavoratori in nero scoperti.