C’è stato il tempo dolorosissimo in cui si moriva nelle Rsa: al 31 luglio erano 14.703 gli ospiti risultati positivi al Coronavirus e 3.378 i decessi. Numeri che rendono bene l’idea di cosa sia accaduto nelle case di riposo lombarde e dell’immane lavoro che gli operatori hanno dovuto portare avanti in questi mesi di pandemia. Superata la prima ondata del virus, e con il terribile dubbio di ritrovarsi proprio nel pieno della seconda, Regione Lombardia però non ha ancora definito il budget per il 2020: siamo a metà ottobre, mentre solitamente lo si definiva a primavera, e ora le Rsa (quelle degli “eroi” tanto celebrati anche dalla classe politica) si ritrovano in ginocchio, con la nera prospettiva di essere costretti a chiudere, di mandare alcuni dipendenti in cassa integrazione o, nella migliore delle ipotesi, di aumentare le rette a carico dei cittadini.

Ne hanno parlato in una conferenza stampa le associazioni di categoria del settore sociosanitario in Lombardia AGeSpi, Aiop, ACI Welfare Lombardia, Anaste , Anffas Lombardia, Arlea e Uneba Lombardia che chiedono un intervento immediato al presidente Fontana e all’assessore Gallera: "Se da Governo e Regione – dicono – non avremo risposte finiremo in ginocchio. Dopo i drammatici mesi in prima linea contro la pandemia si preannuncia un autunno caldo per Rsa, e non solo, che chiedono a Regione e Governo risorse per continuare a garantire i servizi: se queste risorse non arriveranno le strutture saranno dolorosamente costrette a scegliere se cessare o limitare le proprie prestazioni con ricadute sugli anziani, le persone con disabilità e le loro famiglie. Proprio alla vigilia di una possibile seconda ondata di Covid-19".

Le Rsa: mancato incasso di almeno 180 milioni di euro durante il lockdown

Le associazioni di categoria lamentano un mancato incasso di almeno 180 milioni di euro nel periodo di lockdown, destinato a crescere nel secondo semestre, per intendersi avranno un aumento negli ultimi 6 mesi del 2020 di 12 milioni di spesa solo per l’aumento del prezzo dei guanti, che sono arrivati a costare il 450 per cento in più dall’inizio della pandemia. Che soldi mancano? Mancano gli ospiti, innanzitutto: oltre ai decessi il Coronavirus ha inevitabilmente bloccato i nuovi ingressi e così mentre il costo del personale è rimasto invariato gli incassi sono precipitati. Le strutture medio grandi sono quelle che maggiormente hanno subìto un decremento dei posti letto quantificabile in 22,63 euro al giorno per posto letto nei tre mesi del lockdown. Un’analisi effettuata nel territorio dell’Ats (Agenzia per la tutela della salute) di Brescia su un campione di 42 Rsa, per un totale di 3.655 posti letto, ha evidenziato che nel periodo marzo-maggio la diminuzione dell’occupazione media si è assestata all’80 per cento con un minimo del 58 per cento e un massimo del 100 per cento.

Nelle casse delle Rsa mancano 60 milioni di euro di contributi non versati dalla Regione

E poi? E poi mancano 60 milioni di euro che Regione Lombardia ha "risparmiato" finora e che alle Rsa servono urgentemente per garantire i propri servizi. E parliamo degli anziani e dei disabili, proprio quelle categorie ritenute più “a rischio” in questo momento. Fontana e Gallera provano a rassicurare ma non sono le promesse a mantenere le cure e i posti di lavoro. "E tutto questo rischia di tradursi in un aumento delle rette, – dice Carlo Borghetti, consigliere regionale del Partito democratico – già troppo care per le famiglie lombarde: è inaccettabile. La Regione ha in pancia 60 milioni di euro di contributi non versati da febbraio in poi alle Rsa rimaste tragicamente senza ospiti: cosa aspetta a darli per coprire i maggiori costi sostenuti? Vuole risparmiare sulla pelle degli anziani? Si aspetta che le Rsa aumentino le rette agli ospiti? Ricordo che l’assessore Gallera prima delle ultime elezioni regionali ‘trovò' 10 milioni di euro per ridurre le rette: dobbiamo pensare che le famiglie interessano alla Regione solo in campagna elettorale?". Il Partito Democratico sulla questione ha anche presentato un’interrogazione a cui Gallera ha risposto affermando che la Regione si sta occupando della questione ma senza dare tempi certi e ha ricordato il contributo che la Giunta ha deliberato ad agosto (145 euro al giorno) per i malati di Covid: "Peccato che il contributo giornaliero stabilito ad agosto dalla Giunta- spiega il consigliere Pd Borghetti- per gli ospiti Covid non funziona, perché viene decurtato di quanto già pagano come retta giornaliera le famiglie e questo non va bene, perché tocca alla Regione coprire i costi sanitari dell’assistenza, non certo ai famigliari degli ospiti Covid, che si trovano così beffati due volte: perché i loro cari si sono ammalati, e perché le rette che pagano sono usate per coprire i costi sanitari anziché i costi alberghieri, come dovuto". E si resta così, in attesa di risposte mentre i numeri si impennano.