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L’ex europarlamentare Lara Comi assolta in appello da corruzione nel caso Mensa dei poveri: pena ridotta a un anno

La Corte d’Appello di Milano ha ridotto la condanna a Lara Comi: cancellate le accuse di corruzione, resta un anno di reclusione con pena sospesa e 500 euro di multa.
A cura di Giulia Ghirardi
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Lara Comi
Lara Comi

Al termine del processo sul caso "Mensa dei poveri" la Corte d'Appello di Milano ha ridotto notevolmente la condanna inflitta in primo grado all'ex europarlamentare di Forza Italia Lara Comi che è passata da 4 anni e 2 mesi a 1 anno, pena sospesa e 500 euro di multa. Nei confronti di Comi, infatti, i giudici di secondo grado hanno cancellato le accuse di corruzione all'Ue, tenendo in piedi soltanto il reato di truffa ai danni dell'Europarlamento da circa 500 mila euro, ma con l'attenuante del risarcimento.

La Corte ha, inoltre, emesso sentenza nei confronti di 14 imputati, confermato l'assoluzione per l'ex vice-coordinatore lombardo di Forza Italia ed ex consigliere comunale milanese Pietro Tatarella. Scagionato l'ex parlamentare azzurro Diego Sozzani (1 anno e 1 mese era la condanna del Tribunale) e ridimensionata la pena per l'imprenditore Daniele D'Alfonso, da 6 anni e mezzo a 5 anni e 2 mesi, e per Giuseppe Zingale, ex dg di Afol Metropolitana, da 2 anni a 1 anno e 6 mesi.

Inoltre, sono state confermate, bocciando i ricorsi della Procura, le assoluzioni del patron della catena dei supermercati Tigros, Paolo Orrigoni e di Mauro De Cillis, ex responsabile operativo di Amsa, l'azienda milanese dei servizi ambientali. Assolta anche Maria Teresa Bergamaschi, avvocata civilista (6 mesi in primo grado), che era imputata per corruzione con l'ex eurodeputata per il capitolo "Afol metropolitana". Assolto in appello anche Carmine Gorrasi, ex consigliere comunale di Busto Arsizio (Varese) ed ex segretario provinciale di Forza Italia (2 anni in primo grado).

Lara Comi dopo la sentenza: "Non ho mai preso un euro"

Subito dopo la lettura del dispositivo, l'ex europarlamentare è scoppiata in lacrime. "Le mie, dopo 7 anni, sono lacrime di gioia, perché è stato stabilito oggi che il fatto non sussiste", ha dichiarato Comi. "Ho sempre dimostrato fin dal primo giorno di essere innocente e continuerò anche in Cassazione. Non ho mai preso un euro ed è stato dimostrato che non c'è mai stata corruzione".

A chi le ha chiesto se pensa di tornare a fare politica, l'ex esponente di Forza Italia ha risposto: "Finiamo con la Cassazione intanto, non è finita, però ripeto il fatto non sussiste e questo è anche un mio messaggio agli elettori che hanno creduto in me".

L'inchiesta Mensa dei poveri: di cosa si tratta

Il caso giudiziario è stato soprannominato "Mensa dei poveri" in riferimento al ristorante da Berti sotto Palazzo Lombardia dove la guardia di finanza aveva piazzato alcune cimici che avevano poi registrato conversazioni su trattative, mazzette e appalti pilotati tra Milano e Gallarate.

Tali indagini, nel 2019 avevano portato a una serie di arresti. Per l'accusa si trattava di un sistema di scambi di favori per ottenere appalti e incarichi pubblici che avrebbe avuto come regista Nino Caianiello, l'ex coordinatore di Forza Italia a Varese, il quale, dopo aver collaborato con gli inquirenti, ha patteggiato 4 anni e 10 mesi di reclusione.

In primo grado il procedimento, che ha visto a dibattimento 62 persone, tra cui una società, si era concluso nell'ottobre 2023 con 11 condanne, tra cui i 4 anni e 2 mesi dell'europarlamentare, Lara Comi, e 51 assoluzioni, comprese quelle di due dei protagonisti sul fronte della politica, ossia l'ex vicecoordinatore lombardo azzurro ed ex consigliere comunale milanese Pietro Tatarella, scoppiato in lacrime alla lettura del dispositivo, e il suo allora compagno di partito ma eletto in Regione Lombardia, Fabio Altitonante, ora sindaco di un Comune in Abruzzo.

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