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L’aggressione sessuale e l’omicidio di Aurora Livoli potevano e dovevano essere evitati

Gabriel Valdez Velazco è un sex offender al quale è stato permesso di agire indisturbato, almeno dal 2019: la sua pericolosità sociale ed il cui rischio di recidiva specifico è stato, a dir poco, sottostimato.
A cura di Margherita Carlini
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Aurora Livoli (foto da Threads)
Aurora Livoli (foto da Threads)

Aurora Livoli è stata uccisa a diciannove anni da un uomo che aveva conosciuto pochi minuti prima. Gabriel Valdez Velazco, il suo assassino, non è uno qualunque, ma un uomo già conosciuto alla giustizia. Aveva già avuto infatti, una condanna a cinque anni per una violenza sessuale commessa nel 2019 per la quale aveva scontato in detenzione solo metà della pena e poi aveva continuato e delinquere. Era infatti sotto processo per una (ulteriore) presunta violenza sessuale e gli vengono attribuite altre aggressioni sessuali compiute tra il 2024 e 2025. Ciononostante Velazco era un uomo libero perchè, forse per un problema burocratico, dal suo casellario risultava incensurato. Questo nonostante le recidive specifiche e pertanto, la sua pericolosità sociale.

La sera in cui ha ucciso Aurora aveva precedentemente aggredito un’altra ragazza, diciannovenne anche lei, che per fortuna era riuscita a liberarsi e scappare. Poco dopo aveva incontrato Aurora. Nel corso dell’interrogatorio avvenuto alla presenza dei PM nel carcere di San Vittore, l’uomo ha ammesso le proprie responsabilità, raccontando di quella ragazza che, la sera del 28 dicembre, si era avvicinata per chiedergli una sigaretta. Lui non ne aveva ma aveva con sé i soldi e si sarebbe offerto di comprarle. Per questo si sarebbero allontanati, sembra alla ricerca di un tabaccaio, fino ad addentrarsi nel cortile del palazzo dove Aurora è stata uccisa.

L’uomo ammette di averla "strozzata", dato che coincide con le risultanze dell’esame autoptico, ma sembra aver dato informazioni sommarie riguardo al resto. Avrebbe infatti ammesso la violenza sessuale ma dichiarando di non aver compreso che Aurora fosse morta e di essere rimasto accanto a lei, al suo corpo, per circa due ore. Il suo racconto sembra essere caratterizzato da un profondo stato confusionale dovuto anche, a fronte di quanto dichiarato dallo stesso, all’assunzione di sostanze alcoliche e stupefacenti. Si prospetta pertanto l’ipotesi della richiesta di un accertamento psichiatrico che potrebbe essere avanzata dalla difesa.

Un quadro che non alleggerirebbe di certo la posizione dell’uomo né spiegherebbe la concatenazione di errori che gli hanno consentito di essere un uomo libero di aggredire ancora e di uccidere. Perché quello che emerge dai dati in nostro possesso è il profilo di un sex offender al quale è stato permesso di agire indisturbato, almeno dal 2019. Un sex offender di tipo situazionale, il cui comportamento sessuale è spinto dalla volontà di soddisfare i suoi bisogni primari di base e da una profonda rabbia (il giudice parla infatti di una "violenza inaudita"), probabilmente con un livello intellettivo inferiore alla media.

I suoi comportamenti sarebbero sostanzialmente impulsivi, con scarsa considerazione dei rischi correlati. Viene rilevato infatti che gli inquirenti sono facilmente risaliti a lui grazie alle immagini delle telecamere presenti nella zona e agli spostamenti che lo stesso ha ripetutamente compiuto sul luogo del delitto. Il cui appagamento massimo corrisponde alla possibilità di catturare e dominare le sue vittime. Un sex offender la cui pericolosità sociale ed il cui rischio di recidiva specifico è stato, a dir poco, sottostimato e sarebbe aggravato se venisse confermata una compromissione del suo funzionamento, tale da rendergli difficoltosa la comprensione delle conseguenze delle proprie azioni.

Spesso infatti tra le caratteristiche riscontrabili nei profili dei sex offender, termine che si riferisce ad un campione eterogeneo di soggetti che a fronte di agiti assimilabili presentano tratti o parafilie differenti, oltre alla carenza di empatia, alle fantasie sessuali di potere e sopraffazione e all’impulsività, si riscontra la presenza di disturbi di personalità. Tra i più ricorrenti, quello antisociale. Saranno necessari ulteriori e specifiche valutazioni per comprendere se quanto riferito dall’uomo al momento, faccia parte di una specifica strategia difensiva o sia espressione di quel bias che spesso caratterizza il funzionamento dei sex offender, che li porta, come meccanismo di difesa, a disimpegnarsi moralmente, ad autoassolversi per quanto hanno commesso, riuscendo in questo modo a mantenere integro un equilibrio interno.

Già accertabile appare però il dato che l’aggressione sessuale e l’omicidio di Aurora potevano e dovevano essere evitati.

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Sono Psicologa Clinica, Psicoterapeuta e Criminologa Forense. Esperta di Psicologia Giuridica, Investigativa e Criminale. Esperta in violenza di genere, valutazione del rischio di recidiva e di escalation dei comportamenti maltrattanti e persecutori e di strutturazione di piani di protezione. Formatrice a livello nazionale.
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