Nessuna "speranza" che la Lombardia possa uscire dalla zona rossa prima del 31 gennaio, a meno di un intervento da parte del Tar del Lazio. Il ministro della Salute Roberto Speranza ha smentito nella mattinata di oggi, mercoledì 20 gennaio, alcune indiscrezioni che avevano iniziato a circolare circa l'esistenza di accordi per far uscire la regione guidata da Attilio Fontana dalla zona rossa prima del termine fissato nell'ordinanza del ministro. Secondo quanto riporta il "Corriere della sera", tuttavia, il ministro avrebbe chiuso a tale possibilità, smentendo l'esistenza di accordi e parlando di misure prese sulla base di documenti tecnici e scientifici.

Per una fine anticipata della zona rossa in Lombardia, auspicata dal governatore Fontana ma che potrebbe essere deleteria in vista di un'eventuale terza ondata di contagi, resta quindi al momento solo una possibilità, legata all'esito del ricorso che la Regione ha presentato al Tribunale amministrativo regionale del Lazio contro l'ultimo Dpcm del governo. Il ricorso è stato depositato nella mattinata di ieri e una decisione dei giudici, con l'eventuale sospensione della zona rossa in attesa di un esame nel merito della questione, potrebbe dunque arrivare da un momento all'altro. "Credo sia oggettivamente evidente che la Lombardia e i lombardi hanno fatto, e stanno facendo, la loro parte con responsabilità e spirito di sacrificio: per questa ragione ritengo che l’assegnazione della zona rossa sia fortemente e ingiustamente penalizzante per la nostra regione", aveva detto ieri al Pirellone Fontana, che si era augurato di "poter rivedere, con il ministro Speranza, i parametri di riferimento".

Anche se i parametri dovessero migliorare, la Regione resterà rossa fino al 31 gennaio

Anche un eventuale miglioramento dei parametri che dovesse essere evidenziato nella Cabina di regia del prossimo venerdì 22 gennaio – che tra l'altro sembra essere confermato da alcuni dati relativi a ricoveri – dunque, non determinerà il "passaggio di zona" della Lombardia. Il Dpcm, in tal senso, è piuttosto chiaro: solo in caso di peggioramento dei dati la situazione di una regione può cambiare prima di due settimane, mentre per quanto riguarda le ordinanze che pongono le regioni in una determinata fascia di rischio è scritto che "sono efficaci per un periodo minimo di 15 giorni".