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14 Luglio 2021
14:01

La farsa del Difensore civico in Lombardia: rischio ricorsi anche dopo la nuova nomina

La storia del Difensore civico di Regione Lombardia è una fotografia impietosa delle dinamiche politiche. Dopo le vicissitudini del “vecchio” difensore regionale Carlo Lio, dichiarato decaduto dal Consiglio di Stato lo scorso maggio, adesso anche sul suo successore Gianalberico De Vecchi si preannunciano ricorsi: “La nomina del nuovo difensore civico è avvenuta senza nessuna comparazione tra i candidati e ci è stata impedita l’audizione degli stessi come previsto dalla normativa”, dice a Fanpage.it il consigliere regionale del M5S Marco Fumagalli.
A cura di Giulio Cavalli
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Quattro anni di farsa. La storia del Difensore civico di Regione Lombardia è una fotografia impietosa delle dinamiche politiche: nel maggio del 2017 Carlo Lio, ex sindaco socialista di Cinisello Balsamo negli anni Novanta e poi assessore regionale di Forza Italia negli anni di Roberto Formigoni, è nominato dal centrodestra difensore regionale (autorità pubblica indipendente che deve tutelare i diritti e gli interessi dei cittadini e degli altri soggetti della società civile nei confronti della Regione e delle altre amministrazioni pubbliche). La sua scelta fa discutere fin da subito: su undici candidati al ruolo ben dieci hanno la laurea mentre Carlo Lio si limita alla licenza media. Anzi nel suo curriculum scrive, tanto per aggiungere farsa alla farsa “licenzia media”. La sua nomina infiamma il Consiglio Regionale e l’opposizione che parla di "poltronificio" e di "logica spartitoria”. La scomparsa Iolanda Nanni, consigliere del Movimento 5 Stelle, disse: "Per noi Carlo Lio era incandidabile e ineleggibile per assenza di titolo di studio adeguato alla funzione che dovrebbe ricoprire che merita competenze solide in campo giuridico e legislativo e non la sola licenza media. Gli interessi dei lombardi sono, ancora una volta, accantonati per offrire l’ennesima poltrona alla tenuta di una maggioranza che non sta in piedi".

Arriviamo al 2019 e Carlo Lio torna sulle pagine di cronaca per la sua decisione di dare il via alle surroghe dei consiglieri del Consiglio comunale di Legnano che si erano dimessi in blocco. Senza quella surroga il Consiglio comunale non avrebbe avuto il numero legale per continuare le sue attività. Il 24 settembre del 2019 Lio viene indagato per abuso d’ufficio. Con lui, per lo stesso reato, il pubblico ministero Nadia Calcaterra ha indagato Gianbattista Fratus, ex sindaco di Legnano, Maurizio Cozzi, ex vicesindaco e Chiara Lazzarini, ex assessore ai Lavori pubblici. Secondo la Procura Lio avrebbe fatto di tutto, anche al di là dei suoi poteri, per mantenere in piedi la Giunta legnanese. Arriviamo al 15 ottobre del 2019: la maggioranza di centrodestra abbandona l’Aula durante la discussione di una mozione presentata dal Movimento 5 Stelle che chiedeva la rimozione del difensore civico regionale. Rientrano solo per votare e bocciare la mozione. “Ovviamente non finisce qui: porteremo il caso a tutti i livelli istituzionali. Le nomine di partito sono una  grave patologia istituzionale. Meritiamo un difensore civico al di sopra delle parti”, promette il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Marco Fumagalli.

Il precedente Difensore civico è stato dichiarato decaduto dopo un ricorso

Il 17 ottobre del 2020 la posizione di Carlo Lio viene archiviata però le motivazioni sono piuttosto interessanti. Nelle sette pagine depositate dal pubblico ministero di Busto Arsizio Nadia Calcaterra si legge che “le risultanze probatorie inducono a ritenere che l’agire del Difensore Civico Regionale non sia stato ispirato ai canoni di imparzialità e legalità, e nemmeno al riparo da pressioni esterne, ma diretto deliberatamente a favorire l’amministrazione legnanese di centrodestra impedendone la caduta”. Arriviamo a quest’anno, il 6 maggio 2021. Il Consiglio di Stato dichiara decaduto Carlo Lio perché "non avrebbe un titolo di studio adeguato all’attività dell’organismo interessato". Il ricorso contro la sua nomina era stato presentato dall’avvocato Giuseppe Fortunato che si era candidato come difensore regionale nel 2017. L’elezione di Lio però potrebbe aver causato un danno erariale secondo la presidente della commissione regionale Antimafia Monica Forte: "Sul tema delle nomine la Regione non può più premiare solo l’esperienza politica, bensì la competenza e l’esperienza professionale, perché non può essere criterio di premialità il solo fatto di aver ricoperto per oltre dieci anni cariche politiche in totale assenza di una competenza specifica". dichiara.

Anche il nuovo difensore civico nel mirino: Non ha i requisiti

Lo scorso 29 giugno è stato eletto a nuovo Difensore civico regionale Gianalberico De Vecchi. L’avvocato Giuseppe Fortunato (lo stesso che con il suo ricorso al Consiglio di Stato ha fatto decadere a maggio la nomina di Carlo Lio a difensore civico della Lombardia) ritiene che anche l'ultima nomina non sia legittima: "Al giudice amministrativo mi sono già rivolto per chiedere il rispetto delle leggi e della sentenza emanata, ma non escludo ogni altra azione a tutela della legalità persistentemente violata", spiega in una nota Fortunato. "Il Consiglio regionale – spiega – non ha ottemperato correttamente alla sentenza”. Ha scelto una persona che non ha per nulla i requisiti di "qualificata esperienza professionale, almeno decennale, maturata in posizione dirigenziale presso enti od aziende pubbliche o private ovvero di lavoro autonomo assimilabile", che manca di altri requisiti e il cui curriculum non è per nulla comparabile alle mie competenze ed esperienze. Nella domanda confermava lui stesso di non avere requisiti neppure triennali; come può averli decennali?", si chiede.

“La nomina del nuovo difensore civico è avvenuta senza nessuna comparazione tra i candidati e ci è stata impedita l'audizione degli stessi come previsto dalla normativa – dice a Fanpage.it il consigliere regionale del M5S Marco Fumagalli -. Il merito in Regione Lombardia non conta nulla e i posti si assegnano solo in base alla tessera di partito. Nulla di nuovo ma poi non stupiamoci se i nostri migliori giovani se ne vanno delusi da questo sistema e le imprese vanno via. Il cambiamento politico culturale che ci servirebbe per uscire da questo pantano è ben lungi dall'essere attuato". E ora si aspettano i ricorsi.

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