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Profanata la tomba di Pamela Genini, la bara è stata segata solo all’altezza della testa: “Volevano proprio quella”

La bara di Pamela Genini è stata profanata con il chiaro intento di portare via esclusivamente la testa. Tolto il coperchio superiore, sulla superficie zincata sono state praticate incisioni tali da creare una sorta di sportello di accesso al capo.
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Pamela Genini
Pamela Genini

Chi ha profanato il cadavere di Pamela Genini l'avrebbe fatto con il chiaro, esclusivo intento di portarsi via la testa. La bara infatti sarebbe stata estratta dal loculo – in cui si trovava temporaneamente in attesa della traslazione (in programma lo scorso 23 marzo) nella cappella di famiglia nel cimitero di Strozza (Bergamo) per la sepoltura definitiva – adagiata al suolo e scoperchiata.

Sarebbero state rimosse le viti, tolto il coperchio superiore e infine, una volta di fronte al rivestimento in zinco questo sarebbe stato tagliato solo all'altezza della testa, creando una sorta di sportello di accesso. Il resto del corpo – secondo i primi accertamenti – non sarebbe stato toccato, come confermato a Fanpage.it da fonti investigative.

La copertura zincata – che solitamente ha uno spessore di 0,66 mm e garantisce la tenuta ermetica del feretro, separa la salma, impedisce la fuoriuscita di liquidi e gas – sarebbe stata tagliata in maniera quasi perfetta, e quasi certamente con strumenti ad hoc. Analogamente, anche la testa sarebbe stata staccata con arnesi specifici.

Infine, sarebbe stato richiuso tutto e rimesso nell'ordine iniziale: copertura in zinco e coperchio al loro posto. È stato aggiunto del silicone per sigillare, e le viti sarebbero state fissate. Tutte tranne due. Poi la bara è stata sollevata e inserita di nuovo nel loculo. In ultimo, è stata riposizionata anche la lapide (con il nome e la foto di Pamela).

Proprio quelle due viti mancanti avrebbero fatto insospettire gli operai del cimitero, incaricati il 23 marzo scorso di spostare la bara dal loculo alla cappella, e a fargli capire che sulla bara di Pamela Genini c'era qualcosa che non tornava. Che qualcuno l'aveva manomessa. Da lì la macabra scoperta davanti alla madre di Genini e al suo compagno, al fratello della ragazza e al parroco di Strozza.

La Procura di Bergamo –  guidata dal procuratore capo Maurizio Romanelli – ha aperto un fascicolo per asportazione e vilipendio di cadavere e sta conducendo, insieme con il pm Giancarlo Mancusi e i carabinieri di Zogno, indagini a tutto tondo per cercare di ricostruire nel dettaglio quanto accaduto, chi ha commesso il fatto, quando e soprattutto perché.

Gli inquirenti al momento sono concentrati su più fronti. Non si esclude nessuna pista. Niente verrà minimizzato e nessuno verrà sottovalutato. Si procede a 360°.

Nell'ambito dei numerosi accertamenti in corso si attendono intanto gli esiti delle analisi delle immagini di videosorveglianza e della bara, ma soprattutto gli esiti dell'autopsia sul cadavere della donna. Matteo Marchesi, medico legale in servizio a Bergamo, ispezionerà il corpo domani, venerdì 3 aprile.

Ipotesi "rete di collezionisti"

Come spiegato su Fanpage.it dalla criminologa Margherita Carlini, al momento l’ipotesi più verosimile sembra essere quella di una rete di collezionisti di morte: "Un mondo sommerso, che attraverso piattaforme online collega tombaroli e collezionisti. Ma non solo, anche necrofili". 

Come spiega ancora Carlini "il collezionismo di cadaveri o di parti di essi sottende funzionamenti patologici spesso molto complessi, come la necrofilia. Una parafilia, un disturbo sessuale, quindi, per il quale il soggetto è attratto sessualmente dai cadaveri". 

E ancora: "Nelle situazioni più gravi questo disturbo può comportare, appunto, il desiderio di appropriarsi di cadaveri o parti di essi per poterne disporre. Ma non solo: a volte alla base di comportamenti di questo tipo possono esserci condizioni psichiatriche che inficiano gravemente il senso di realtà"

Ipotesi "giro di riciclaggio"

Francesco Dolci, ex fidanzato storico di Pamela Genini, poi diventato suo amico, a Fanpage.it ha raccontato invece che secondo lui la profanazione del corpo di Genini e il trafugamento della testa sarebbero "un gesto di intimidazione" nei suoi confronti. 

Stando al racconto di Dolci, la ragazza – nei suoi ultimi mesi di vita – si sarebbe confidata proprio con lui, non solo sulle violenze e le minacce ricevute da Gianluca Soncin (l'uomo che l'ha uccisa) ma anche su un presunto giro di riciclaggio "in cui era suo malgrado finita". E ha detto: "Chi le ha tagliato la testa e l'ha fatta sparire vuole mettermi paura affinché non parli".

Pamela Genini: chi era e cosa le è accaduto

Pamela Genini, 29 anni, è stata uccisa con 24 coltellate la sera del 14 ottobre 2025 all'interno della propria abitazione milanese, in via Iglesias (zona Gorla), da Gianluca Soncin (53 anni), ex fidanzato, che aveva lasciato definitivamente solo pochi giorni prima.

Soncin quella sera entrò nella casa di Genini grazie a una copia delle chiavi che si era procurato di nascosto la settimana prima. La donna era al telefono con un ex fidanzato, Francesco Dolci, al quale stava proprio raccontando i suoi timori relativi alle minacce ricevute da Soncin, quando è stata sorpresa dal 52enne e massacrata. 

Sul posto intanto sono giunti gli agenti della Polizia di Stato che avrebbero trovato la donna a terra in una pozza di sangue Soncin intento a ferirsi la gola per suicidarsi. Soccorso dai sanitari del 118, l'uomo è stato portato in ospedale e salvato. Successivamente è stato poi interrogato dagli investigatori e dalla pm Alessia Menegazzo, che ne ha disposto subito l’arresto per omicidio volontario pluriaggravato. Oggi Soncin si trova nel carcere di San Vittore (Milano).

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