L’ex consigliere regionale Angelo Capelli (LaPresse)
in foto: L’ex consigliere regionale Angelo Capelli (LaPresse)

La storia comincia nel 2015: siamo in Regione Lombardia, nella fase più fiorente della cosiddetta “riforma Maroni” che riorganizza la sanità in Lombardia, sempre con la stessa opaca commistione tra interessi pubblici e privati, perfettamente in linea con la linea formigoniana. Solo che in questo caso la nuova riforma indebolisce ulteriormente la medicina di territorio a favore degli ospedali. Ed è un punto importante questo perché proprio la medicina di territorio, da qualsiasi parte la si guardi, è una delle cause più evidenti del disastro lombardo nella gestione della pandemia di Coronavirus. Quella riforma (varata con carattere sperimentale per 5 anni e quindi arrivata al bivio di dover essere confermata o adeguata proprio in questi mesi) sollevò critiche aspre da parte dei medici, delle organizzazioni sindacali, ovviamente degli oppositori di Maroni in Regione ma anche addirittura dal suo predecessore Roberto Formigoni che a maggio di quest’anno ospite di una trasmissione a Telelombardia non ebbe remore a dire: "Dopo di me è stata fatta una riforma che ha indebolito fortemente la medicina di territorio, proprio quella di cui c’era bisogno quando siamo stati investiti dallo tsunami del Coronavirus”. E dopo di lui ci fu proprio Roberto Maroni, presidente della regione dal 2013 al 2018.

Conflitto d'interessi per Angelo Capelli, ex consigliere tra gli artefici della riforma Maroni

Un ruolo importante nella riforma Maroni lo ebbe un ex consigliere regionale del Nuovo centro destra, Angelo Capelli: fu lui, insieme al collega leghista Fabio Rizzi, ad assumere il ruolo di relatore in aula e a sostenere quella riforma di fronte all’opinione pubblica. Ora spostiamoci al 26 giugno di quest’anno, giorno di nomine per il potentissimo Gruppo San Donato che domina la galassia sanitaria, quello dove sta comodamente seduto l’ex ministro dell’Interno Angelino Alfano, ex Forza Italia e poi fondatore del Nuovo centro destra che dal 2019 è presidente della holding della famiglia Rotelli. Roberto Maroni si siede nel consiglio d’amministrazione degli Istituti Clinici Zucchi e il suo fido Angelo Capelli entra negli Istituti Ospedalieri Bergamaschi. L’impressionante travaso di politici nel mondo della sanità privata in Lombardia è una consuetudine che racconta perfettamente la contiguità tra i due mondi. In realtà manca il consigliere Fabio Rizzi ma nel frattempo il leghista è stato arrestato con i soldi in contanti nel freezer per uno scandalo su alcune cliniche private odontoiatriche. In quegli stessi giorni, tanto per dare un’idea, entra nel Gruppo anche Augusta Iannini, moglie di Bruno Vespa, vicepresidente dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali e già a capo dell’Ufficio Legislativo del ministero della Giustizia.

Fumagalli (M5s): La sanità lombarda è piazza d'affari più che luogo di cura

Ma non è finita qui: l’ex consigliere regionale Capelli ha ottenuto anche incarichi dall’Ats di Bergamo (che invece è una struttura pubblica) e secondo l’Orac (l’Organismo regionale per le attività di controllo) “essi sono stati rilasciati in situazione di conflitto di interessi (scaturita dalla nomina dell’avv. Capelli nel Cda di I.O.B. srl avvenuta il 26 giugno 2020)” e quindi, scrive Orac: “Il rapporto tra Ats Bergamo e il professionista deve pertanto intendersi risolto a decorrere da quest’ultima data". Scrive così l’organismo di controllo il 9 novembre in risposta a una richiesta di chiarimenti avanzata dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Marco Fumagalli che osserva: "Orac conferma che le sliding doors del sistema sanitario sono fonte di conflitto di interessi. L’organismo di controllo nel pronunciarsi su di una mia richiesta di chiarimenti in merito agli incarichi dati all’ex consigliere regionale Capelli da parte della Ats di Bergamo, in relazione ai casi di Covid e relative responsabilità, ha dichiarato che l’incarico successivamente al 26 giugno 2020 era in conflitto di interessi in quanto Capelli è entrato nel consiglio di amministrazione di Iob. È la conferma che intorno alla sanità lombarda ruotano enormi interessi e che i beneficiari sono sempre gli stessi. Che stanno ora da una parte e poi dall’altra con una apparente innocenza. Che si controllano e si consigliano a vicenda con una commistione tale che la sanità lombarda appare una piazza d’affari più che un luogo di cura della salute".