"Ci hanno detto di non fare nulla perché il piano di emergenza era tutto pronto. Nessuno ci allertò e ci disse cosa dovevamo fare". Ritorna al marzo del 2020, quanto scoppia la pandemia Covid in Italia, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana intervistato a Tg2 Post questa sera. Bisogna tornare indietro di oltre un anno quando in poco tempo il virus si diffonde in provincia di Bergamo. Regione e governo attendono qualche giorno prima di chiudere i paesi più colpiti del virus, ovvero Nembro e Alzano lombardo. E intanto si contano i primi morti. Quanto successe è ora al vaglio della Procura di Bergamo. Per il presidente Fontana la Lombardia "è stata la prima regione ad affrontare questa terribile tragedia. Siamo stati investiti dallo tsunami: non ci hanno dato e detto nulla, perché il piano era pronto". E poi tiene a precisare: "La Lombardia è finita sul banco degli indagati per motivi politici".

Fontana: "Parziale riapertura prima del 30 aprile"

Il presidente Fontana si è espresso poi positivamente sulla decisione del governo Draghi di procedere con una parziale riapertura anche prima del 30 aprile, data prevista inizialmente per allentare le restrizioni anti Covid: il premier ha annunciato il ritorno della zona gialla e la riapertura dei ristoranti anche a cena, ma solo all'aperto. Resta invece il coprifuoco alle 22. Le prime riaperture sono fissate per il 26 aprile. "Questa settimana, durante la riunione tra regioni e governo – spiega Fontana -, ho chiesto di anticipare le riaperture. Sono contento che il premier Draghi sia andato in quella direzione. Per quella data abbiamo previsto delle nuove regole di comportamento. Abbiamo tenuto conto delle varianti del virus, cosa che ora ci preoccupa di più". E poi continua: "L'obiettivo ora è ridare fiato alla nostra economia che non è messa però così male come si pensa". Regione Lombardia ha investito 4 miliardi di euro che hanno permesso di avviare 3mila opere pubbliche.