Un articolo apparso sul prestigioso quotidiano inglese "The Guardian" critica la possibile demolizione dello stadio Meazza a San Siro. "Le autorità italiane hanno stabilito che lo stadio di San Siro non è di interesse culturale", scrive in un lungo articolo Martin Dunlop, collaboratore del quotidiano aggiungendo: "Non conoscono la loro storia". Una premessa è d'obbligo: quella di prendere in prestito un articolo uscito su un quotidiano straniero e utilizzarlo per giustificare una posizione in un dibattito interno è un'abitudine forse un po' troppo diffusa in Italia. Ma certo un parere "dall'esterno" potrebbe contribuire al dibattito sorto attorno alla proposta di Inter e Milan di demolire parte dello stadio Meazza, riconvertendolo ad altre funzioni, e di costruirvi accanto un nuovo impianto calcistico. Una proposta che, per altro, è ancora lontana dal realizzarsi: il Comune di Milano sembrava aver trovato un'intesa di massima con le due squadre, che però recentemente avrebbero di nuovo fatto un pensiero al cosiddetto "piano B": costruire il nuovo stadio nella zona di Sesto San Giovanni.

Proposta assurda per un romantico del pallone

L'articolo ospitato dal Guardian, apparso originariamente su un sito che fa parte del network sportivo del quotidiano inglese, racconta in maniera approfondita la storia dell'impianto sorto nel 1926 e che ha vissuto poi diverse riqualificazioni: l'aggiunta del secondo anello negli anni Cinquanta, la realizzazione del terzo anello per i mondiali di Italia 90 e infine gli ultimi rifacimenti che hanno consentito all'impianto meneghino di ospitare la finale di Champions league nel 2016. Il giovane autore dell'articolo aggiunge molti ricordi personali, facendone così un ritratto molto romantico dove non mancano dettagli come il luccichio della Madonnina del Duomo che si può vedere nelle giornate assolate dal terzo anello del Meazza. Il giornalista sottolinea poi anche l'importanza a livello sportivo dell'impianto, che ha visto disputare l'ultima partita di Roberto Baggio e ha ospitato importanti match a partire dai Mondiali del 1934 fino ai giorni nostri. La conclusione è ancora all'insegna del romanticismo: "Possono esserci ragioni finanziarie, strutturali e logistiche per demolire San Siro, ma la proposta sembra assurda dal punto di vista di un romantico del pallone".