"Ho denunciato i miei usurai e sono uscito dall'incubo, ma dopo un un anno e mezzo non so più nulla delle indagini. E, dunque, non ho ricevuto nessun aiuto da parte dello Stato". Si sfoga a Fanpage.it Mario (nome di fantasia per garantire l'anonimato), l'imprenditore che nel novembre del 2019 ha trovato il coraggio di denunciare chi ormai era diventato padrone della sua l'azienda. Ha denunciato perché rivolgersi allo Stato è l'unica via possibile per liberarsi da estorsori e usurai. "E su questo non ci sono dubbi. Lo Stato però ti deve anche supportare dopo la denuncia, perché sennò nulla cambia. La tua azienda fallisce prima e fallisce dopo", spiega Mario. Che poi continua a raccontare: "Questo mese porterò i libri in tribunale e dichiarerò il fallimento. Ammetto, con un po' di vergogna, che in questo anno e mezzo ho pensato di ricontattare gli usurai per cercare di salvare la mia attività. Perché dopo la denuncia mi sono sentito abbandonato".

L'imprenditore: Non so più nulla sulle indagini

È il 2019 quando Mario, imprenditore nel mondo edile di Varese, dopo 20 anni di attività subisce una "revoca ingiustificata dalla banca". Così gli affari iniziano ad andare male, nessun altro istituto di credito gli concede un prestito. E lui di liquidità ne ha bisogno subito. Così ascolta il consiglio di un "amico" e contatta un usuraio, che si scoprirà dopo essere un membro dell'organizzazione criminale pugliese Sacra Corona Unita. "Il giorno stesso ho avuto i soldi, ma la mia vita è finita. I miei usurai sono diventati padroni della mia ditta: si permettevano di fare tutto, seppur ero ancora io l'intestatario. Così ho denunciato, unica soluzione per uscire dall'incubo". A distanza di oltre un anno dalla sua denuncia però Mario non sa più nulla: "Non so se le indagini sono state archiviate o se sono passate a qualche Procura pugliese. Anche tramite il mio avvocato non sono riuscito a sapere molto. Così senza indagini, non so se posso accedere ai fondi statali. Ora sono costretto a dichiarare il fallimento, nei prossimi mesi cercherò un nuovo lavoro come dipendente".

Fondo di solidarietà per le vittime di usura ed estorsione

A supporto di Mario, così come di altri imprenditori che si sono ribellati al racket c'è l'associazione Sos Italia Libera, guidata da Paolo Bocedi, uno dei primissimi imprenditori (e uno dei pochi) lombardi a ribellarsi alla criminalità organizzata. Nel giugno del 1992 subisce un attentato di stampo mafioso a Milano, ma riesce a sopravvivere grazie a una guardia della Mondialpol. Oggi vive ancora con una protezione di primo livello: "Gli imprenditori si rivolgono all'associazione perché sappiamo bene cosa stanno passando. È bene precisare fin da subito che l'unica salvezza è la denuncia. Quello che mi preoccupa è che dopo anni però non è ancora cambiato nulla, ci sono troppe poche denunce". L'imprenditore che si ribellano hanno diritto a degli aiuti statali, secondo quanto stabilito dalla legge 44/1999 che disciplina un fondo di solidarietà per le vittime di usura e di estorsione. Nel dettaglio, "ai soggetti – cita le legge – danneggiati da attività estorsive è elargita una somma di denaro a titolo di contributo al ristoro del danno patrimoniale subìto, nei limiti e alle condizioni stabiliti dalla presente legge".

Sos Italia Libera: Lo Stato c'è ma deve essere sollecitato

Le difficoltà che sollevano gli imprenditori che denunciano però sono legate alle tempistiche: "Per accedere al fondo – spiega Bocedi – serve il benestare del magistrato che accerti l'attendibilità della denuncia. E questo può richiedere del tempo, senza contare che tutta la somma (che può arrivare anche a un milione e mezzo) può essere erogata solo una volta finite le indagini. Questo vuol dire che ci vuole tempo: alcune inchieste della Procura contro la criminalità organizzata richiedono anche anni. Intanto però per l'imprenditore restare sul mercato diventa un'impresa". E poi conclude: "Insomma lo Stato c'è, ma deve essere sollecitato".