29 Novembre 2022
8:46

Giro di mazzette all’obitorio di Saronno: 50 euro per vedere il parente morto di Covid

Le indagini dei carabinieri hanno ricostruito alcuni dei rapporti tra i dipendenti dell’obitorio e le aziende di onoranze funebre. Mancette “per il caffè” per convincere i parenti dei defunti a rivolgersi a loro. Ma anche furti all’interno dell’ospedale e falsi certificati medici.
A cura di Enrico Spaccini

Ai parenti che avevano appena visto un loro caro morire per Covid-19, chiedevano 50 euro per consentire l'ultimo saluto. Cosa che, soprattutto nei mesi autunnali del 2020, era vietata dalle norme anticontagio. La stessa cifra la pretendevano dalle aziende di onoranze funebri per convincere un "cliente" ad affidare a loro l'iter dei funerali. Ma non finiva qui: falsi certificati medici, furti di materiale ospedaliero e servizi solitamente espletati dai dipendenti di pompe funebri, compaiono tutti nella fitta documentazione presentata al gip arricchiti da varie intercettazioni.

In tutto sono 18 le persone indagate nel giro di mazzette all'obitorio dell'ospedale di Saronno, in provincia di Varese. Di queste, 10 sono state già sottoposte a misure cautelari (di cui 2 in carcere9 per il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento probatorio.

"Non risultano minimamente in grado di comprendere la gravità delle condotte criminose"

Le indagini sono portate avanti dai carabinieri della compagnia di Saronno, e non sembrano ancora concluse del tutto. Al momento, le ipotesi di reato sono: corruzione di incaricato di pubblico servizio, peculato, furto, truffa e falso ideologico.

Come ha scritto il giudice per le indagini preliminari, gli indagati "non risultano minimamente in grado di comprendere il disvalore e la gravità delle condotte criminose poste in essere né i doveri e le responsabilità derivanti dalla qualifica di incaricati di pubblico servizio rivestita dai medesimi, sempre violati e sacrificati al fine di soddisfare interessi personali".

Infatti, quelle che chiamavano mancette "per il caffè", se riconosciute come prove, costituirebbe corruzione. A volte bastavano 20 euro, altre 50 o poco più. Spesso le aziende di onoranze funebri, in tutto sono quattro quelle indagate, si rivolgevano al personale dell'obitorio per convincere i parenti del defunto a rivolgersi a loro per i funerali.

La "benedizione" del Covid-19

Altre volte, invece, gli chiedevano di svolgere dei compiti che sarebbero dovuti toccare a loro. Come risulta dalle intercettazioni, capitava che alcuni dei dipendenti dell'ospedale litigassero per chi avrebbe dovuto incassare di più ma poi costituivano una cassa comune per farsi un tesoretto per andare a mangiare una pizza, comprare stecche di sigarette o giocare ai gratta e vinci.

Alla fine comunque in tanti benedicevano il Covid. L'epidemia portava così tanti decessi in più a garantire cospicue entrate illecite nelle tasche di molti.

I falsi attestati e i furti

Non ci sarebbero solo le relazioni con le ditte esterne tra le indagini, ma anche alcuni movimenti sospetti all'interno dell'ospedale stesso. Ad esempio, c'era chi si faceva firmare documenti attestanti malattie fasulle come "stati d'ansia con panico".

In questo modo potevano allontanarsi dall'ambulatorio e andare a lavorare altrove, percependo così un secondo stipendio. Per non parlare, poi, dei furti, come le traverse per i letti e la carta igienica delle camere.

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