"Chi si drogava alle mie feste lo faceva consapevolmente, tutti facevano parte di quel mondo e a tutti andava bene". Ha detto così agli inquirenti Alberto Genovese, l'imprenditore digitale in carcere dal 6 novembre a San Vittore, a Milano, con l'accusa di aver drogato e stuprato una ragazza di 18 anni in uno dei party organizzato a "Terrazza sentimento", il suo lussuoso attico nel centro di Milano. Le dichiarazioni rese ieri in videoconferenza dal carcere di San Vittore non hanno riguardato però l'episodio dello scorso 10 ottobre a Milano, ma un'altra accusa di violenza sessuale per cui pochi giorni fa Genovese ha ricevuto un'altra ordinanza di custodia cautelare.

L'interrogatorio sulla presunta violenza sessuale a Ibiza

In questo caso i presunti abusi sarebbero avvenuti lo scorso 10 luglio in una villa di Ibiza che Genovese aveva affittato, "Villa Lolita". Vittima degli stupri sarebbe una modella di 23 anni, che dopo un altro party a base di droga si sarebbe svegliata, con lividi su tutto il corpo, nella camera con Genovese e l'allora sua fidanzata Sarah (anche lei indagata per concorso in violenza sessuale, anche se respinge ogni accusa). Davanti al giudice per le indagini preliminari Tommaso Perna si è tenuto l'interrogatorio di garanzia di Genovese, alla presenza dei suoi avvocati Luigi Isolabella e Davide Ferrari e del pubblico ministero Rosaria Stagnaro. Nel corso di circa un'ora di colloquio Genovese ha negato l'accusa di violenza, sostenendo che la 23enne fosse consenziente, e ha anche parlato della droga che girava in casa e di chi gliela procurava.

C'erano due ambienti: in uno si consumava droga, nell'altro no

"C'erano due ambienti – ha raccontato Genovese secondo quanto riporta il quotidiano "Il Giorno" – uno dove si consumava droga, un altro dove ci si divertiva senza. Per questo chi si drogava voleva farlo, e non era costretto. Tra le sostanze stupefacenti presenti "polveri, distribuite nei piatti, e bottiglie di sostanze psicotrope in forma liquida, contrassegnate con dei nastri. Chi le assumeva – ha proseguito Genovese – sapeva a cosa andava incontro".

L'ex imprenditore digitale, intanto, resta in carcere: è stata infatti respinta la richiesta dei suoi legali di fargli scontare la detenzione ai domiciliari in una struttura per disintossicarsi dalla dipendenza dalla cocaina. Oltre ai due episodi per cui Genovese ha ricevuto due ordinanze cautelari, l'ex mago delle start up è accusato anche di altri 7 presunti stupri, per i quali i pubblici ministeri avevano chiesto l'arresto. Un'accusa riguarda la stessa 23enne di "Villa Lolita", le altre due ragazze che negli scorsi giorni avevano raccontato sui media quanto sarebbe loro accaduto. Tutte le richieste di arresto sono state però respinte dal gip, che ha ritenuto inattendibili le testimonianze delle altre due ragazze.