Operazioni sospette segnalate lo scorso aprile dalla guardia di finanza ai magistrati di Milano che stanno indagando sui fondi della Lega, si tratta di un Sos dell'Uif di Bankitalia del 2019 nel quale viene rilevata una "Operatività non coerente rilevata tra diverse società, coinvolte nei più disparati settori economici e spesso con lo stesso indirizzo, e il partito politico Lega Nord" molte delle quali "riconducibili a (…) dottori commercialisti" di Bergamo e Milano". E poi "operazioni di accredito, spesso connotate da importo tondo e da periodicità non in linea con gli usi di mercato, (…) seguite da operazioni in segno contrario in favore di professionisti e società sempre riconducibili al (…) partito politico".

Scilleri interrogato per otto ore dai pm

In un passaggio del rapporto viene sottolineato come "a fronte di fondi ordinati" dal partito e "dal gruppo Lega.Salvini premier" a favore di entità collegate sono stati disposti pagamenti a favore" di Luca Sostegni, presunto prestanome del commercialista Michele Scillieri. Quest'ultimo è stato interrogato ieri dai pm milanesi in un faccia a faccia durato almeno otto ore e di cui è trapelato pochissimo ma che ha percorso l'intera vicenda della nuova sede della Fondazione Lombardia film commission per la quale dieci giorni fa è stato posto agli arresti domiciliari con l'accusa tra le altre di concorso in peculato, così come Alberto Di Rubba e Andrea Mazoni, professionisti vicini al movimento. Scilleri però a differenza di Manzoni e Di Rubba non si è presentato al giudice per le indagini preliminari per essere interrogato ma ha chiesto un confronto diretto con i pm.

I pagamenti avvenuti attraverso una società

Secondo la Procura milanese alla base ci sarebbe un ‘sistema' architettato per creare presunti ‘fondi neri' raccolti dai contabili vicini al Carroccio. Scilleri, in un'intercettazione, aveva affermato "di cose ne so, e vorrei tenermele per me e portarmele nella tomba, però se apro quel cassetto..", con riferimento al ‘cassetto della memoria'. Come hanno annotato i pm nella loro richiesta di arresto, pare abbia "più di un ricordo di significative ruberie".  Inoltre si parla anche del caso, già emerso, della società Valdolive "impegnata nel settore pubblicitario, precedentemente di proprietà" di Vanessa Servalli  barista e cognata di Di Rubba, che "ha ricevuto bonifici dalla Lega Nord, dalla Partecipazioni Srl e dallo Studio Dea Consulting Srl", nomi ricorrenti nell'indagine milanese. "Tali fondi – si legge –  sono stati utilizzati per effettuare pagamenti in favore di alcuni membri dello staff" dell'allora ministro dell'Interno Matteo Salvini, "Luca Morisi, Leonardo Foa, Matteo Pandini".