Femminicidio Tramontano, la Cassazione chiede un nuovo processo per Impagnatiello: “Riconoscere la premeditazione”

Appello bis per il femminicidio di Giulia Tramontano. Lo hanno deciso oggi, mercoledì 8 aprile, i giudici della prima sezione penale di Cassazione che hanno disposto un nuovo processo per Alessandro Impagnatiello. L'ex barman era stato condannato all'ergastolo sia in primo che in secondo grado per aver ucciso la compagna Giulia Tramontano, incinta al settimo mese, con 37 coltellate il 27 maggio 2023 a Senago, comune dell'hinterland milanese, dove i due vivevano, facendo ritrovare il corpo dopo 4 giorni.
Impagnatiello è comparso nuovamente davanti ai giudici della Cassazione a seguito di un doppio ricorso presentato da accusa e difesa. Nel primo caso, i magistrati chiedevano il riconoscimento dell'aggravante della premeditazione, esclusa in appello. Questo perché, secondo l'accusa, Impagnatiello avrebbe pianificato il delitto per almeno sei mesi. Nel corso delle indagini era, infatti, emerso che l'ex barman aveva somministrato veleno per topi a Tramontano, svolgendo anche ricerche online già da dicembre 2022.
La difesa, invece, mirava a far eliminare l'aggravante della crudeltà e a ottenere le attenuanti generiche, con l'obiettivo di ridurre la pena al di sotto dell'ergastolo. Infatti, mentre la Corte d'Assise di Milano aveva condannato all'ergastolo Impagnatiello, riconoscendo l'aggravante della premeditazione, oltre al legame affettivo e della crudeltà, nel processo in secondo grado la Corte d'Appello non aveva riconosciuto tale aggravante.
Cos'è successo in aula
Come era prevedibile, nel corso dell'udienza che si è tenuta oggi, la Procura generale di Cassazione ha chiesto un processo di appello bis per il riconoscimento della premeditazione, caduta in appello, per Impagnatiello perché "quello di Giulia Tramontano fu un agguato organizzato e premeditato". Nel corso della requisitoria, infatti, la pg Elisabetta Ceniccola ha affermato che "la procura generale non può comprendere perché la Corte d'Assise d'Appello abbia svilito il concetto dell'agguato, dall'arma già scelta, la rimozione del tappeto, elementi valorizzati nella sentenza di primo grado quando venne riconosciuta la premeditazione. Tra il progetto dell'omicidio e il compimento dell'azione c'è stato tutto il tempo per riflettere. L'imputato era arrivato alla conclusione di quella che sarebbe stata la propria azione omicidiaria".
Il rappresentante dell'accusa ha, invece, chiesto di dichiarare inammissibile il ricorso dei difensori che chiedono di escludere il riconoscimento dell'aggravante della crudeltà. Richiesta che è poi stata accolta dai giudici che hanno rigettato la richiesta della difesa sulla crudeltà.
"L'esito di oggi rappresenta un passo importante rispetto al suo percorso", ha commentato l'avvocata di Alessandro Impagnatiello, Giulia Geradini, lasciando la Cassazione al termine dell'udienza. Parlando dell'aggravante della premeditazione, caduta in appello e che la pg ha chiesto di riconoscere in un nuovo processo, la penalista ha aggiunto che "è stata esclusa in appello e argomentata ampiamente e correttamente. Non credo ci siano le ragioni affinché venga di nuovo integrata". Per quanto riguarda l'aggravante della crudeltà, invece, Gerardini si è detta "fermamente convinta che non ci siano elementi per confermare l'aggravante della crudeltà mentre ci sono quelli affinché vengano riconosciute le circostanze attenuanti generiche: con un bilanciamento di questo genere la pena cambierebbe notevolmente".
L'avvocato Nicodemo Gentile, legale di Franco Tramontano, padre di Giulia, ha invece affermato: "Una decisione che dal punto di vista tecnico va accolta con favore perché l'imputato è un uomo privo di empatia, caratterizzato da un evidente gelo interiore. Ha ucciso per spirito punitivo: nessun impeto, nessuna reazione improvvisa, ma una decisione maturata con fredda determinazione".
Per il penalista si è trattato di "un gesto concepito come una crudele rivalsa nei confronti di Giulia, colpevole, ai suoi occhi, di non rispondere più alle sue aspettative e di aver incrinato l'immagine rispettabile che egli ostentava nel luogo di lavoro e nella vita sociale".
Il femminicidio di Giulia Tramontano
Giulia Tramontano aveva 29 anni ed era incinta di un bambino che avrebbe voluto chiamare Thiago quando è stata uccisa con 37 coltellate dal compagno Alessandro Impagnatiello poco prima di lasciarlo dopo aver scoperto di una sua relazione parallela con una collega dell'Armani Café.
La donna è stata accoltellata a morte la sera del 27 maggio 2023 mentre si trovava nell'appartamento di Senago, un comune alle porte di Milano, dove viveva insieme al compagno. Le indagini hanno poi fatto emergere che il barman aveva somministrato alla compagna del veleno per topi nei mesi precedenti al femminicidio.
A incastrarlo sono state le numerose ricerche sul web effettuate sul cellulare: "Come avvelenare una donna incinta", "effetti del veleno per topi sull'uomo", "quanto veleno necessario per uccidere una persona", "veleno per topi caldo". Così come l'acquisto via Internet, dietro il nome falso di Andrea Valdi, di ammoniaca e cloroformio.