Aveva provato a cacciarlo più volte fuori da casa perché stanca di dover subire la violenza del compagno. Era riuscita a confidare tutto a un'amica ma non si era mai rivolta alle forze dell'ordine per sporgere denuncia. Sono questi gli ultimi particolari emersi dalle indagini dei carabinieri di Pavia sul femminicidio di cui è rimasta vittima Lidia Peschechera, trovata morta in casa ieri mercoledì 17 febbraio coperta da un'asciugamano nella vasca da bagno. Il corpo della 49enne era già in stato di decomposizione: secondo gli investigatori era stata strangolata tre giorni prima dal compagno che nelle 72 ore successive aveva vissuto in casa con il cadavere e aveva risposto per conto della donna al cellulare in maniera da non destare sospetti. Particolari rivelati agli inquirenti anche dallo stesso compagno di 28 anni, reo confesso dopo pochi minuti dall'arresto per l'accusa di omicidio.

Le liti scoppiate per motivi di gelosia

Tra i due infatti scoppiavano continue liti per gelosia, tanto che la coppia controllava le chat social dell'altro. La donna stanca di spintoni e altri gesti violenti così ha sempre cercato di allontanare l'uomo da casa: il 28enne così, senza fissa dimora, trascorreva la notte nelle cantine della palazzina o per strada, prima di farsi riaccogliere in casa dalla donna. Durante una lite sarebbe intervenuta anche la polizia, ma Lidia non aveva provveduto con la denuncia. Fino al 12 febbraio, giorno dell'omicidio: stando quanto spiegato dai carabinieri di Pavia a Fanpage.it, l'uomo sotto l'effetto dell'alcol ha strangolato la 49enne al termine di una lite per poi lasciare la casa solo tre giorni dopo e nascondersi in un ostello di Milano dove i militari hanno poi trovato i documenti personali della donna e le chiavi dell'appartamento in via De Pretis a Pavia, luogo dell'omicidio. Ad allertare le forze dell'ordine erano stati il datore di lavoro di Lidia e il suo ex marito: il primo si era allarmato perché la donna non si era recata al lavoro senza avvisare, e poi aveva ricevuto strani messaggi dal suo cellulare. I due si erano recati in casa di Lidia, trovandola chiusa a chiave e avevano chiesto così l'intervento delle forze dell'ordine.

Il compagno si trova ora in carcere

I particolari sulla relazione sentimentale tra i due sono serviti agli inquirenti per rintracciare il 28enne: la procura della Repubblica di Pavia aveva messo sotto intercettazione i suoi telefoni e dalle celle si è potuto risalire alla sua ubicazione. Davanti al procuratore della Repubblica Mario Venditti e alla sostituta Diletta Balduzzi il 28enne ha confessato il delitto: è ora in carcere a Pavia, con l'accusa di omicidio volontario aggravato.