Inchiesta sull’urbanistica a Milano

Famiglie Sospese occupano un cantiere a Milano: “Doveva essere casa nostra, aspettiamo una soluzione da 300 giorni”

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L'occupazione del Comitato Famiglie Sospese del cantiere di via Baldinucci 46 a Milano
Le Famiglie Sospese hanno occupato il cantiere di via Baldinucci 46, in zona Dergano a Milano. Filippo Maria Borsellino, portavoce del Comitato, ha dichiarato come da oltre 300 giorni stanno aspettando il rilascio di “almeno un titolo edilizio promesso dal sindaco Sala a gennaio”.

A partire da oggi, sabato 7 novembre, il cantiere edilizio di via Baldinucci 46, in zona Dergano a Milano, è occupato. A piantare le tende è il Comitato Famiglie Sospese, che ormai da anni riunisce le persone che hanno investito per l'acquisto di una nuova casa in via di costruzione, ma la cui costruzione è stata bloccata a seguito delle indagini giudiziarie della Procura. "Dal primo sequestro di un cantiere, avvenuto il 19 luglio 2024, sono passati 841 giorni", ha dichiarato Filippo Maria Borsellino, portavoce del Comitato, "sono passati 305 giorni da quando il sindaco Sala ha detto di essere vicino a una soluzione, ma da allora noi continuiamo a pagare e nessun titolo edilizio è stato rilasciato". Da domenica 8 novembre, le Famiglie Sospese ogni notte (dalle 22 alle 2) organizzeranno una veglia notturna in cantiere aperta alla città finché non arriverà un titolo edilizio: "Nessuno può nascondersi dietro i tempi della giustizia e della burocrazia comunale: a livello istituzionale non ci sono alibi per nessuno".

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Lo striscione di Famiglie Sospese affisso fuori dal cantiere

"Le famiglie occupano casa loro"

Il primo striscione, che recita "le famiglie occupano… casa loro", è comparso nella mattinata del 7 novembre in via Giuseppe Candiani 47, sull'altra facciata del cantiere di via Baldinucci 46. Come sottolineato dal portavoce Borsellino, si tratta del cantiere di una delle residenze "che dovevano essere già completate e abitate". Nel loro comunicato, le Famiglie Sospese hanno ricordato di come lo scorso 6 gennaio, a margine della Befana del clochard, il sindaco Beppe Sala aveva dichiarato: "Abbiamo lavorato silenziosamente per risolvere il problema delle famiglie sospese. Siamo vicini a trovare delle soluzioni". Da quel giorno, però, nulla sarebbe cambiato: "Ci sentiamo presi in giro", ha continuato Borsellino.

La richiesta del Comitato è che venga rilasciato "almeno un titolo edilizio", tra quelli che la stessa amministrazione comunale aveva indicato come più vicini al rilascio. L'occupazione, dunque, durerà fino a che la loro richiesta non verrà esaudita. I titoli edilizi riguardano i cantieri di Le Altane di Lambrate, Cohabitat Udine, Le Residenze di via Crespi 28, Frigia 7, La Goccia, LAC, Ornato 78, Papiniano 48, Petitti 15, Le Residenze di via G. Ripamonti 248, Savona 105, Scalo House e Taggia.

Il Comitato ha poi sottolineato come "otto sentenze su otto" hanno già "dato torto alla Procura. Nonostante questo i ricorsi continuano e gli unici a pagare le conseguenze di questo accanimento sono le famiglie. Intanto tutti i cantieri della città restano bloccati, contribuendo ad aumentare prezzi di vendita e canoni di affitto".

La maxi inchiesta sull'urbanistica, tra Scia e "buona fede"

L'ultima sentenza con assoluzioni riguarda il cantiere di via Fauché 9. Secondo la Procura, la demolizione di un vecchio laboratorio-deposito per poi costruire una palazzina residenziale era stata resa solo con una Scia, mentre in realtà il costruttore avrebbe dovuto richiedere un permesso di costruire.

L'intera maxi inchiesta per presunti abusi edilizi si basa, infatti, sul fatto che molti costruttori abbiano presentato come "ristrutturazione" di vecchi edifici la realizzazione di strutture con volumi ben più ampi. Per l'accusa, autorizzare questi cantieri solo con una Scia, cioè un'autocertificazione, sarebbe illegittimo. D'altro canto, nelle ultime sentenze ai costruttori è stata riconosciuta la "buona fede", ovvero l'aver agito secondo una prassi che si ripete almeno dal 2023.

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