Fabio Damato sul Pandoro Gate: “Non ci aspettavamo la multa, il video con la tuta grigia? Non ero d’accordo”

Sono trascorsi due anni da quando è esploso il cosiddetto Pandoro Gate e cioè il caso che ha travolto l'influencer Chiara Ferragni, le sue società, l'azienda Balocco Dolci Preziosi e gli stretti collaboratori di Ferragni, tra cui lo storico braccio destro Fabio Damato, perché accusati di aver ingannato i consumatori che avevano acquistato il Pandoro e le uova di Pasqua griffate Ferragni facendo credere loro che parte del loro denaro sarebbe andato in beneficenza. Per questa operazione, l'Antitrust ha multato Ferragni e Balocco.
La vicenda è poi finita anche in Tribunale: è stata infatti aperta un'inchiesta per truffa aggravata, accusa da cui Ferragni è stata poi prosciolta. Oggi, a distanza di due anni, è stata pubblicata l'intervista dell'ex braccio destro Fabio Damato realizzata da Selvaggia Lucarelli per il suo vodcast Burnout.
La giornalista è la stessa che ha sollevato dubbi sull'autenticità delle operazioni benefiche di Ferragni, Balocco e Dolci Preziosi consentendo all'Antitrust di multare i soggetti coinvolti e portando all'apertura dell'inchiesta giudiziaria.
Dopo la pubblicazione dell'articolo di Selvaggia Lucarelli sul giornale Domani, Damato sostiene che ha iniziato a farsi avanti il dubbio che la comunicazione portata avanti fino a quel momento non fosse corretta: "Un'idea che fino a quel momento nessuno aveva mai portato avanti sul tavolo: non solo chi lavorava internamente o i consulenti esterni, ma anche le altre aziende. Parliamo di aziende di grande levatura o storicità, penso a Balocco, così come gli enti benefici. Sia sulle uova o sul Pandoro, il packaging e i comunicati stampa erano stati approvati anche dagli enti benefici. Nessuno aveva mai sollevato una problematica al riguardo".

In quel momento è scattato il panico e hanno iniziato a svolgersi diverse riunioni. Nonostante l'articolo di Lucarelli fosse stato preso sul serio, nessuno – a detta di Damato – ha pensato che potesse arrivare una multa: "C'era un'altra comunicazione da fare dopo il tuo articolo. Guardiamo insieme quella comunicazione, ma noi non vediamo profili di rischio", ha precisato.
Arriva poi il 15 dicembre 2023, il giorno in cui è stato resa nota la notizia della multa dell'Antitrust. Damato è venuto a conoscenza dell'accaduto tramite i giornali: "Il garante era venuto nei nostri uffici e ha fatto tutte le ispezioni, sapevamo che avrebbe potuto multarci". Alla domanda di Lucarelli: "Ve lo aspettavate?" , Damato ha risposto: "In quel momento no, francamente" , nonostante ha precisato di aver preso la situazione sul serio fin dalle perquisizioni del garante: "Ma era stato già preso sul serio il tuo articolo. C'erano già fior di tecnici al lavoro su questo e c'è sempre passato il messaggio che non fosse così problematico. Quindi quel giorno è stata una doccia fredda".
E in merito al video pubblicato da Chiara Ferragni, in cui la stessa indossa una tuta grigia e in merito alle operazioni commerciati per le quali era stata multata parla di "errore di comunicazione", Damato sostiene che sia stata una scelta in cui non è stato coinvolto e di non sapere chi possa averlo suggerito: "Ho ricevuto qualche secondo prima della pubblicazione, in una chat con gli avvocati, questo video e non so se ho fatto in tempo a vederlo tutto, ma poi è andato online".

Damato ha precisato di aver pensato di non essere d'accordo a quella risposta: "Oggi dirti quale fosse la riposta giusta è difficile ovviamente, ma per me quella non era la risposta giusta. Mi era dispiaciuto, mi aveva lasciato perplesso il fatto che nonostante un tavolo di 150 milioni di tecnici, la risposta sia andata al di là di quelli che erano stati i pareri che in quei giorni erano stati condivisi".
Damato ha sostenuto che a lui piaceva l'idea di ragionare sulla possibilità di ristorare chi aveva subito il danno.
Ancora, durante l'intervista, è stato raccontato come è nata l'iniziativa con Balocco: "Memori del successo delle uova, credo che Balocco ci contattò per delle iniziative". Per più volte, era stato risposto di no. Dopo averli contattati diversi e volte e aver svolto meeting, le cifre sarebbero iniziate a salire e alla fine Ferragni avrebbe accettato.

Ma chi si è occupato della comunicazione necessaria a promuovere quel Pandoro? Chi ha scritto il comunicato stampa o le didascalie sotto le foto di Chiara Ferragni? Impossibile saperlo. O meglio non esiste un unico nome: "Chi scrive che cosa sono multipli perché multiple le persone che si occupavano di cose diverse. L'informazione che si dava era che Chiara Ferragni e Balocco sostenevano loro l'acquisto di un macchinario per il Regina Margherita. Questa era anche una dicitura che era riportata nel contratto, contratto che hanno scritto ovviamente tutti gli avvocati".
La donazione da parte di Balocco però era stata fatta prima della vendita dei Pandori. Ferragni, una volta concluso l'accordo con l'azienda dolciaria, ha ricevuto il milione di euro concordato e non ha mai donato alcunché. Damato ha voluto precisare: "I 50mila euro erano in proporzione al cachet di 500mila euro di Chiara Ferragni. L'idea era questa: ti cediamo attività per un valore di 550mila euro quindi post, stories e quant'altro. 500mila euro vengono dati a TBS e 50mila euro vengono dati direttamente all'ospedale".
E il motivo di questo accordo, sarebbe meramente contabile perché – sempre a detta di Damato – se Balocco avesse dato quei 50mila euro a Ferragni, l'esentasse di quell'importo sarebbe stata la metà quindi l'ospedale avrebbe ricevuto un importo minore. Una logica, come sottolineato da Lucarelli, un po' ambigua considerato che però la donazione è stata effettuata sempre da Balocco e non da Ferragni.

A ogni modo relativamente alla stesura del comunicato, che sottolineava come vi fosse un collegamento tra vendite e donazione, Damato è stato incalzato più volte da Lucarelli. Alla fine, pur affermando che il suo sì e quello di Ferragni pesasse ovviamente più di tutti in ogni singola attività dell'azienda, ha voluto precisare che non vi è stato del dolo nel caso specifico del Pandoro o delle Uova di Pasqua. E ha anche ribadito che l'interesse di Ferragni nell'appoggiare l'iniziativa di Balocco non era quello di arricchire l'immagine della donna, ma di supportare semplicemente l'intento.
"Noi oggi parliamo di una cosa che è stata analizzata per anni, ma che è successa in una manciata di secondi, in un momento in cui non c'era assolutamente questa sensibilità. Io non me lo ricordo. Non c'era il dolo, non c'era motivo di far pensare al consumatore finale che ci fosse una correlazione".
Eppure, durante le fasi di indagine, è emersa uno scambio di mail tra l'azienda di Ferragni e Balocco in cui dipendenti dell'azienda dolciaria evidenziavano come quel tipo di comunicazione fosse pericolosa e che ci fosse il rischio di inciampare nel tema della pubblicità ingannevole: "Massima attenzione all’attività benefica che ci espone a pubblicità ingannevole se correlata alle vendite. Occorre spiegarglielo bene, meglio forse per telefono", era scritto lungo la mail.