Ha continuato a lavorare, a fare le consegne a domicilio, senza unirsi al gruppo di colleghi che in quel momento erano per le vie di Milano a scioperare. Una decisione che è costata cara a un rider, un uomo cittadino italiano, nel pomeriggio di ieri venerdì 26 marzo: mentre stava transitando in via Dante è stato accerchiato da alcuni colleghi che hanno iniziato ad aggredirlo buttandogli a terra anche il cibo che doveva consegnare. Alcuni residenti della zona hanno chiamato la polizia che una volta intervenuta sul posto ha potuto verificare le condizioni di salute della vittima: oltre allo spavento non è stato necessario l'intervento dei paramedici delle 118. All'arrivo della pattuglia però gli aggressori si erano dati già alla fuga. Stesso copione per un'altra aggressione, sempre tra le vie milanese: da quanto si vede nel video l'aggressione è avvenuta in serata ai danni di un rider, cittadino straniero. Anche lui è stato circondato e aggredito da altri colleghi che hanno gettato il cibo a terra. Anche per questa aggressione le cause sarebbero da attribuire al fatto che l'uomo stava svolgendo il suo lavoro mentre i colleghi erano impegnati nello sciopero.

Ieri la protesta a Milano in occasione del No delivery day

I rider hanno protestato ieri a Milano, così come nel resto d'Italia, in occasione del "no delivery day": chiedono reddito e salari garantiti. Una protesta che nel capoluogo lombardo si è tenuta in due distinti momenti: durante la mattinata si è tenuto un presidio in piazza XXIV maggio, dove gli addetti del delivery hanno spiegato le motivazioni della loro astensione dal lavoro, e nel pomeriggio ha preso il via un lungo corteo per le vie della città. Da tempo infatti si discute della condizione di precarietà lavorativa dei rider, tanto che la Procura di Milano ha aperto un filone di inchiesta mentre gli ispettori del lavoro hanno notificato a quattro colossi del settore, Glovo-Foodinho, Just Eat, Uber e Deliveroo, verbali amministrativi nei quali si indica che le posizioni di oltre 60mila ciclo-fattorini vanno regolarizzate. Intanto lo scorso febbraio il procuratore Francesco Greco aveva aperto un'indagine fiscale sulle società di food delivery operanti in Italia per capire se paghino nel nostro Paese anche le tasse per il lavoro svolto: sei persone erano iscritte nel registro degli indagati – tra amministratori delegati, legali rappresentanti o delegati per la sicurezza delle società – e sono state anche multate per un totale di più di 700 milioni di euro.