Caso Eitan: il bimbo portato dal nonno in Israele
20 Dicembre 2021
9:35

Eitan avrà un tutore esterno alle famiglie, il nonno: “Spero di poterlo vedere presto”

Il nonno di Eitan ha paura di essere arrestato e non poter vedere più il nipote. Per questo motivo, ha detto di confidare nel sistema giudiziario italiano: “Coltivo dentro di me la speranza che possano considerarlo un caso umanitario, di un nonno che ama suo nipote”.
A cura di Ilaria Quattrone
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Caso Eitan: il bimbo portato dal nonno in Israele

Eitan, l'unico sopravvissuto alla strage del Mottarone, sarà affidato a un tutore terzo. A stabilirlo è stato il tribunale dei minori di Milano. Il piccolo continuerà a vivere con la zia paterna a Travacò Siccomario, in provincia di Pavia. Per il presidente del tribunale, è necessario nominare una figura lontana dalla due famiglie e dalla loro battaglia legale che dura da mesi. Sia Aya Biran che Shmuel Peleg, subito dopo la decisione del giudice, si sono detti comunque soddisfatti.

Il bimbo è tornato in Italia il 3 dicembre

Il bimbo è tornato in Italia il 3 dicembre a seguito della sentenza del tribunale della famiglia di Tel Aviv. Lo scorso settembre il nonno materno lo aveva portato via dalla casa della zia. Eitan era stato messo su un aereo in Svizzera diretto in Israele. Per questa azione, Peleg è stato indagato in Italia per sequestro di persona. La zia si è poi appellata al tribunale israeliano vincendo la causa e riportando il piccolo a Pavia. La battaglia per l'affido è quindi ripassata all'Italia che, la scorsa settimana, ha emesso la sua sentenza.

Peleg: Confido nel sistema giudiziario italiano

Intervistato dal quotidiano "La Repubblica", il nonno ha detto che non rifarebbe il gesto di portare via il piccolo: "In quel momento avevo davanti un bambino che volevo salvare perché non mi veniva data nessuna garanzia di collaborazione con noi sulle decisioni sul suo futuro". La cosa che spaventa molto Peleg è di essere arrestato e di non poter vedere più il nipote: "Confido nel sistema giudiziario italiano che ora si occupi del suo bene. Coltivo dentro di me la speranza che possano considerarlo un caso umanitario, di un nonno che ama suo nipote. Spero mi verrà data la possibilità di vederlo".

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