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Caso Eitan: il bimbo portato dal nonno in Israele

Il piccolo Eitan è stato affidato a un altro tutore, ma resterà a casa della zia paterna in Italia

Il bambino è stato affidato a un tutore esterno, ma rimarrà a vivere con la zia paterna in provincia di Pavia.
A cura di Ilaria Quattrone
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Il piccolo Eitan, il bimbo sopravvissuto all'incidente della funivia del Mottarone, è stato affidato a un tutore legale esterno. Il bambino continuerà a vivere con la zia paterna Aya Biran nella sua villetta di Travacò Siccomario, comune in provincia di Pavia. Il giudice ha infatti deciso di nominare una figura terza e lontana dalla battaglia legale che da mesi ha come protagonisti sia la famiglia paterna che quella materna.

La decisione del tribunale per i minorenni di Milano

Il presidente del tribunale per i minorenni di Milano, Maria Carla Gatto, ha infatti deciso che – per il bene del bambino – fosse necessario nominare un tutore che agirà nei suoi interessi, ma soprattutto senza pressioni che possono provenire dalle due famiglie. Contraria alla decisione che fosse la zia paterna tutrice del piccolo, era la famiglia materna che si era appellata a tale scelta. Il giudice ha quindi stabilito che considerata l'elevata conflittualità "manifestatasi successivamente all'iniziale nomina del tutore" si è reso necessario nominare una figura terza.

I legali della zia paterna: accogliamo con favore la decisione del tribunale

La zia di Eitan ha accolto il provvedimento del tribunale. Gli avvocati Cristina Pagni e Grazia Cesaro, che rappresentano la zia paterna Aya Biran, hanno affermato in una nota stampa che la decisione "conferma la correttezza del suo operato nel suo incarico di tutore di Eitan, rigettando tutte le contestazioni avversarie in merito alla sua nomina, confermando il collocamento di Eitan presso di lei". Con questo provvedimento avrà quindi "maggiore possibilità di concentrarsi sulla cura dei bisogni affettivi del minore".

La posizione della famiglia materna

Dello stesso avviso la famiglia materna che tramite il suo portavoce, Gadi Solomon, ha fatto sapere a Fanpage.it che, come richiesto dai Peleg fin dall'inizio, è stata cancellata la decisione del tribunale che indicava la zia paterna come tutrice del piccolo: "Aya e Or ora sono indagati dalla polizia. Speriamo che la Corte decida per tutelare gli interessi di Eitan".

Le accuse di furto

Gli zii intanto sono stati iscritti nel registro degli indagati della Procura di Pavia con l'accusa di furto dopo la denuncia della nonna materna al tribunale di Tel Aviv. Secondo la donna, avrebbero usato illegalmente i cellulari ritrovati nell'abitazione dei genitori di Eitan e avrebbero portato via gioielli, Ipad e macchine fotografie. La denuncia è stata trasferita per competenza da Tel Aviv a Pavia.

La battaglia legale in Israele e il ritorno in Italia

Il piccolo è rientrato in Italia, il 3 dicembre scorso. Ha ripreso a frequentare la scuola e anche il percorso riabilitativo che aveva intrapreso prima di andare in Israele. A settembre scorso il nonno paterno, accusato di sequestro di persona aggravata, lo aveva portato via dalla casa della zia paterna e lo aveva messo su un aereo diretto a Tel Aviv. Da lì è iniziata una battaglia legale conclusa con la decisione dei giudici israeliani della Corte Suprema di riportare il piccolo in Italia.

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