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20 Maggio 2022
20:19

Da clochard a volontaria: la grande impresa di Lucia e degli angeli della strada

La fine di un amore porta Lucia Troilo sulla strada, ma ancora l’amore – verso i suoi figli – la spinge a risollevarsi e ad aiutare gli altri con un’associazione.
A cura di Chiara Daffini
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Lucia mentre assiste una senza tetto
Lucia mentre assiste una senza tetto

Un tempo Lucia Troilo era una clochard. Dopo essersi sposata prestissimo per fuggire da una situazione familiare difficile, si separa e incontra un secondo uomo “sbagliato”. “Stavo con una persona con cui condividevo anche il lavoro, la nostra relazione è finita molto male e io ho perso tutto, compresi i miei figli, che allora avevano 3 e 6 anni”. La maggiore, Raffaella, viene affidata a una comunità milanese, mentre il minore, Salem, cresce in Tunisia con la nonna. Lucia lo rivedrà solo 17 anni dopo.

“Nemmeno poter andare in bagno era scontato”

“Vivere per strada è terribile, terrificante. Soprattutto per una donna – racconta Lucia -: sei messa al margine, nessuno ti considera. Ricordo una sera in cui stavo con altri senza tetto su una panchina in un parco milanese e i poliziotti ci hanno massacrati di botte, anche se non stavamo facendo niente di male. Nemmeno fare la pipì è scontato: se non hai l’euro per il caffè molti bar non ti fanno usare i servizi”.

La risalita per Raffaella e Salem

Un incubo che dura tre anni, ma sempre con la volontà da parte di Lucia di “risvegliarsi”. “Alcuni scelgono di stare per strada, io no: che futuro avrei dato ai miei figli? Per loro mi sono impegnata a cambiare le cose. Ho iniziato con piccoli lavori, facevo le pulizie di notte in un panificio e in una palestra, poi pian piano sono riuscita a mettere via del denaro e a trovarmi un impiego più stabile, in modo da poter prendere in affitto una casa e portarci mia figlia”.

“Ancora adesso dormire in un letto mi emoziona”

Oggi Lucia, cinquantenne, si occupa di mercatini e, soprattutto, aiuta gli altri. “Ancora adesso dormire in un letto, fare colazione con i miei figli, fare cose ‘normali’ mi emoziona, non mi sono dimenticata del passato, per questo ho deciso di dare una mano a chi si trova nella situazione in cui ero io”. Nasce così l’associazione “Angeli della strada”, con sede a Varedo, in provincia di Monza Brianza. “Una volta a settimana – spiega Lucia – portiamo cibo, vestiti e beni di prima necessità ai senza tetto. La cosa più importante è dare loro prodotti per lavarsi e alle donne assorbenti igienici, sono cose a cui difficilmente riescono ad accedere altrimenti”.

Volontari al magazzino di Angeli della strada
Volontari al magazzino di Angeli della strada

Angeli della strada al servizio dei più deboli

L’attività si estende anche alle famiglie povere e alle comunità, a cui vengono portati oggetti di ogni tipo lasciati dai cittadini nel magazzino di Varedo: si va dalla pasta ai divani e i condizionatori, con un piccolo esercito di volontari impegnati nello sgombero di soffitte e cantine. Le spese vengono coperte tramite donazioni e attraverso un mercatino solidale dell’usato, la domenica ad Assago: oltre che per pagare i lavoratori, i fondi raccolti vengono utilizzati per acquistare generi alimentari e pagare bollette o affitti di chi non è riuscito ad arrivare alla fine del mese. Infine i tappi di plastica: dalla loro raccolta Lucia ottiene buoni spesa da dare ai bisognosi per alimenti freschi che non possono essere conservati in magazzino.

Il lavoro di Lucia con Angeli della strada
Il lavoro di Lucia con Angeli della strada

“Mi sento ancora una di loro”

Ad aiutare ci sono anche Raffaella e Salem, che oggi hanno 25 e 22 anni. Raffaella, sulla scia di quanto vissuto da piccola, si occupa di tutte le questioni legate alle comunità, sia di minori sia di donne maltrattate. Salem è addetto agli sgomberi: il ragazzo è tornato a vivere con la mamma da poco più di un anno e i due hanno recuperato un buon rapporto. “La sofferenza – dice Lucia – mi ha insegnato a essere attenta al prossimo, quando vado per strada io mi sento una di loro: chi meglio di me li può capire?”.

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