I resti ossei trovati nell'auto bruciata di Sabrina Beccalli, una Fiat Panda data alle fiamme da Alessandro Pasini, l'uomo in carcere con l'accusa di omicidio e distruzione di cadavere, appartengono al genere umano. Questo il primo, importante, risultato della perizia avviata da un pool di esperti per capire se il presunto omicida stesse raccontando, in parte, la verità.

Tre veterinari avevano assicurato fossero i resti di un cane

Smentita di conseguenza la teoria di ben tre veterinari che avevano sostenuto che i resti appartenessero a un cane. Su questa decisione, la procura aveva dato il via libera alla distruzione di parte di essi per motivi igienico sanitari. Ora, il test del Dna stabilirà con certezza se le ossa umane trovate appartengano o meno a Sabrina, scomparsa ormai da tre settimane. Le indagini potrebbero subire dunque una svolta clamorosa, quantomeno nelle ricerche del corpo della donna per cui i carabinieri guidati dal Tenente Colonnello Carlo Repetto hanno impiegato tempo e forze dai giorni subito successivi alla scomparsa della 39enne.

Com'è morta Sabrina? L'ultimo rebus a cui gli inquirenti dovranno rispondere

Dovessero poi essere effettivamente i resti della donna, resterebbe ancora l'incognita della causa della morte. Sabrina è realmente morta per overdose, come sostenuto da Pasini? Oppure l'omicida è già in carcere come sostengono gli inquirenti? Da ambienti investigativi filtra una solida convinzione basata sulle prove accumulate sinora. Ebbene, seppure le ossa fossero della Beccalli, le cause del decesso – se non verificate – non dovrebbero in alcun modo inficiare il lavoro svolto sin qui dagli inquirenti.