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Cosa rischiano i dipendenti Atm che si sono scambiati foto di donne riprese dalle telecamere in una chat sessista

L’avvocato Cristiano Cominotto ha spiegato a Fanpage.it cosa rischiano i dipendenti Atm che si scambiavano immagini di donne riprese sui mezzi pubblici, accompagnate da commenti sessisti e battute a sfondo erotico.
Intervista a Cristiano Cominotto
Avvocato e Founder di AdvaLux
Immagine

Una passeggera ha segnalato a Fanpage.it di aver notato sul cellulare di un dipendente Atm una chat WhatsApp nella quale circolavano immagini di donne riprese dalle telecamere di bordo di tram e autobus, accompagnate da commenti sessisti e volgari. In seguito alla denuncia, Atm ha annunciato l'apertura di un'indagine interna per accertare i fatti, verificare il corretto utilizzo degli strumenti aziendali e individuare eventuali responsabilità.

Se le accuse dovessero essere confermate, il caso potrebbe sollevare questioni rilevanti sotto il profilo disciplinare, della tutela della privacy, della responsabilità civile e, potenzialmente, anche penale. Per comprendere quali conseguenze potrebbero derivare per i lavoratori coinvolti e quali obblighi ricadrebbero sull'azienda, Fanpage.it ha rivolto alcune domande all'avvocato Cristiano Cominotto, Founder di AdvaLux.

Dal punto di vista giuridico, quali sono i possibili illeciti che potrebbero emergere se venisse confermato che alcuni dipendenti Atm hanno condiviso immagini di passeggere riprese dalle telecamere di bordo?

Gli illeciti, in realtà, sono diversi. Innanzitutto, c'è sicuramente un comportamento non corretto dei dipendenti nei confronti dell'azienda perché vengono utilizzati strumenti previsti per ragioni di sicurezza per finalità diverse da quelle per cui sono stati introdotti. Si tratterebbe quindi di un utilizzo non autorizzato e non conforme di beni aziendali.

Inoltre, stiamo parlando di una società pubblica: potrebbe quindi configurarsi una violazione non solo delle policy aziendali, ma anche un danno all'immagine dell'azienda e alla considerazione che ne ha il pubblico. Se un dipendente pone in essere comportamenti che possono compromettere questa immagine, il fatto assume rilevanza perché al lavoratore sono richiesti coerenza e correttezza.

Infine, c'è anche il tema della discriminazione perché da quanto emerge sembrerebbe che venissero condivise specificatamente foto di donne, poi sessualizzate all'interno della chat.

Quali norme sulla privacy e sulla protezione dei dati personali potrebbero essere state violate?

La vicenda apre anche il tema della tutela della privacy. Se da un lato è nota la presenza di un sistema di videosorveglianza a bordo dei mezzi Atm, dall'altro è vero che la finalità di questo strumento è garantire la sicurezza del personale e dei passeggeri.

In questo caso, invece, sembrerebbe configurarsi un utilizzo improprio del sistema che, dunque, potrebbe comportare una violazione del diritto di privacy e delle norme previste dal GDPR (Regolamento generale sulla protezione dei dati, ndr). Una simile circostanza potrebbe, inoltre, esporre Atm a richiesta di risarcimento economico.

Non essendo un avvocato penalista, preferisco essere prudente, ma mi sembra che possano emergere anche profili di rilevanza penale, ad esempio sotto il profilo delle molestie. Al di là delle ricadute sull'immagine dell'azienda e delle eventuali violazioni della normativa privacy, la vicenda potrebbe quindi esporre Atm anche a richieste risarcitorie. Si tratta di una situazione certamente grave.

I dipendenti coinvolti rischiano conseguenze disciplinari immediate? Quali sono le sanzioni più probabili previste in casi del genere? Si può arrivare fino al licenziamento per giusta causa?

Il licenziamento rappresenta sempre l'ultima opzione e la misura più grave che un'azienda possa adottare. Da un lato c'è il comportamento del dipendente, dall'altro ci sono conseguenze personali e familiari che non possono essere ignorate. Si tratta quindi di una decisione delicata, che deve essere valutata con attenzione.

L'ipotesi del licenziamento potrebbe comunque essere presa in considerazione. Prima di arrivare a una decisione di questo tipo, però, è necessario avviare un procedimento disciplinare, contestare formalmente i fatti al lavoratore e consentirgli di esercitare il proprio diritto di difesa. Solo successivamente si potrà assumere una decisione. Una misura alternativa, e meno grave, potrebbe essere la sospensione disciplinare.

È rilevante distinguere tra chi ha materialmente estratto le immagini, chi le ha condivise e chi si è limitato a commentarle nella chat?

Certamente. In casi come questo l'accertamento delle responsabilità è particolarmente complesso. A mio avviso, tutti i soggetti coinvolti dovrebbero comunque andare incontro a delle conseguenze, perché esiste anche il dovere di intervenire di fronte a comportamenti di questo tipo, che meritano di essere sanzionati.

Anche una condotta omissiva può avere rilevanza. Detto questo, è evidente che esiste una differenza tra chi avrebbe estratto le immagini dalle telecamere e le avrebbe condivise e chi, invece, non avrebbe fatto altro che assistere o limitarsi a commentare. Le responsabilità vanno quindi valutate in modo differenziato, pur restando ferma la necessità di accertare eventuali conseguenze per tutti i soggetti coinvolti.

Dal momento che parliamo di una violazione delle norme sulla privacy, secondo lei interverrà il Garante per la protezione dei dati personali? Se sì, in quale modo?

Non credo che il Garante intervenga autonomamente. Se invece la passeggera che ha segnalato la vicenda, oppure qualsiasi donna che dovesse scoprire che una propria immagine è stata utilizzata in questo modo, presentasse una denuncia o una segnalazione al Garante, allora l'Autorità potrebbe essere chiamata a intervenire.

In questo caso, tuttavia, non sembrerebbe trattarsi di un problema legato a un sistema aziendale non conforme alle norme sulla privacy, quanto piuttosto a un utilizzo improprio delle immagini da parte dei lavoratori. Si tratterebbe quindi di una questione che riguarda innanzitutto le condotte dei dipendenti. Resta però il fatto che, sotto determinati profili, l'azienda può essere chiamata a rispondere anche delle azioni poste in essere dai propri lavoratori.

Dunque, quali sono gli elementi decisivi per capire se ci troviamo davanti a una violazione disciplinare, a un illecito civile o a un vero e proprio reato?

Semplificando, l'illecito disciplinare riguarda il rapporto di lavoro e può comportare conseguenze come la sospensione o, nei casi più gravi, il licenziamento. L'illecito civile, invece, può dare luogo a una richiesta di risarcimento del danno da parte delle persone che si ritengono lese. Le violazioni della normativa in materia di protezione dei dati personali possono comportare sanzioni e obblighi di adeguamento alle regole previste dalla disciplina sulla privacy. Infine, l'illecito penale può determinare l'applicazione delle sanzioni previste dall'ordinamento, nei casi in cui la condotta integri una fattispecie di reato.

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