Cosa rischia il conducente del tram deragliato a Milano, indagato per omicidio colposo e disastro ferroviario

Il conducente del tram deragliato a Milano nel pomeriggio di venerdì 27 febbraio, lungo viale Vittorio Veneto, è stato indagato in un primo momento dalla Procura di Milano per omicidio colposo e lesioni e ora anche per disastro ferroviario, a seguito dell'incidente che ha costato la vita a due persone e ne ha ferite altre 54.
L'uomo, Pietro Montemurro, 60 anni, dipendente Atm da oltre 30 anni – definito dall'azienda e da diversi colleghi come "un lavoratore molto esperto, che ben conosce il mestiere e la tratta su cui stava operando" – ha dichiarato di aver accusato un malore che gli avrebbe fatto perdere il controllo del mezzo. L'uomo avrebbe infatti raccontato ai medici di essersi sentito male mezz'ora prima dello schianto perché aveva subito un trauma accidentale al piede sinistro proprio mentre si trovava a bordo del mezzo. Per i sanitari, potrebbe aver avuto una "sincope vasovagale", un mancamento.
Nonostante queste sue dichiarazioni e le visite mediche che ha effettuato all'ospedale Niguarda di Milano – in cui è stato tenuto sotto osservazione per due giorni prima di essere stato dimesso "in buona salute" sabato 28 febbraio – la Procura di Milano sta conducendo indagini a tutto tondo per far luce sulle dinamiche e le cause dell'incidente. In questa fase di indagini preliminari e accertamenti gli sarebbe stato anche sequestrato il telefono, per verificare che effettivamente non lo stesse usando mentre si trovava alla guida.
Oltre che sul conducente, la Procura sta effettuando controlli anche sull'azienda Atm e sul mezzo accidentato, un Tramlink di ultima generazione. La polizia locale, coordinati dalla pm Elisa Calanducci e dal procuratore Marcello Viola, questa mattina, lunedì 2 marzo, si sono infatti presentati nella sede dell'Azienda trasporti milanesi (Atm) per il sequestro preventivo della documentazione relativa al mezzo, ai binari e alle comunicazioni avvenute quel pomeriggio tra il ‘9' e la centrale operativa.
Alla luce di quanto finora emerso e trapelato, che cosa rischierebbe di fatto il tranviere Pietro Montemurro? Fanpage.it lo ha chiesto all'avvocato Paolo Di Fresco con cui ne ha parlato per il punto legale sulla vicenda.

Cosa rischia il conducente del tram che venerdì 27 febbraio è deragliato a Milano causando la morte di due uomini e oltre 50 feriti? Pur avendo dichiarato di aver accusato un malore, attualmente è indagato prima per omicidio colposo e lesioni poi anche per disastro ferroviario.
Com’è facile intuire, il tranviere va incontro a una pena particolarmente severa che non è possibile, però, quantificare con certezza. Mi limito a osservare che il reato più grave ipotizzato a suo carico è, almeno in linea teorica, quello di disastro ferroviario colposo, la cui pena, compresa tra i 2 e i 10 anni di reclusione, potrebbe subire un aumento significativo per il concorso con i reati di omicidio colposo e lesioni colpose plurime.
Al riguardo, va oltretutto considerato che nel caso di morte di più persone ovvero di morte di una o più persone e di lesioni di una o più persone, l’art. 589 c.p. (omicidio colposo) prevede l’applicazione della pena da infliggersi per la violazione più grave aumentata fino al triplo (ma comunque mai sopra i 15 anni di carcere). In ogni caso, sul piano concreto, l’entità della pena è determinata anche da altri fattori, tra cui il grado della colpa o il comportamento susseguente al reato.
Cosa comporta, di preciso, un’indagine per disastro ferroviario?
Il disastro ferroviario colposo, punito dall’art. 449 c.p. con la reclusione da 2 a 10 anni, si può configurare solo quando l’incidente ferroviario sia grave al punto da mettere repentaglio la vita e l’integrità di un numero indeterminato di persone. Considerata l’entità dei danni, la contestazione mi sembra plausibile anche se, prima di tutto, sarà necessario verificare – ad esempio, attraverso l’acquisizione della scatola nera e altri accertamenti tecnici – se il conducente abbia tenuto una condotta in contrasto con le regole precauzionali che miravano a evitare proprio quel tipo di evento che si è concretamente verificato.
Qualora il malore da lui accusato venisse effettivamente riconosciuto come causa principale dell’incidente, la sua posizione di indagato potrebbe cambiare? Se sì, come?
La posizione cambierebbe senz’altro. Ci troveremmo di fronte a un caso fortuito, cioè a una causa di esclusione della colpevolezza. Il caso fortuito rende inesigibile il comportamento dovuto e, pertanto, non consente di muovere un rimprovero al responsabile del fatto. Beninteso, deve trattarsi di un evento assolutamente imprevedibile o inevitabile. La colpevolezza, dunque, non verrebbe meno nel caso in cui il malore fosse l’effetto di una malattia già nota incompatibile con la mansione o dell’assunzione di farmaci o sostanze incompatibili con la guida del tram.
La Procura ha sequestrato anche il cellulare del conducente e lo analizzerà per capire se era in uso al momento dello schianto. Così fosse, quanto potrebbe incidere sulla posizione dell’uomo?
Il quadro cambierebbe radicalmente se fosse accertato l’uso sconsiderato del cellulare al momento dell’incidente. L’accusa di omicidio colposo e disastro ferroviario colposo ne uscirebbe rafforzata mentre l’ipotesi del malore perderebbe, com’è ovvio, terreno. La maggiore gravità della colpa finirebbe oltretutto per incidere sul trattamento sanzionatorio.
L’inchiesta della Procura potrebbe allargarsi e coinvolgere anche i vertici Atm? In questi casi quale la responsabilità del conducente e quello dell’azienda?
Nel caso in cui dagli accertamenti in corso emergessero carenze nella manutenzione o nei controlli sanitari del personale, le indagini potrebbero estendersi anche ai vertici dell’azienda e, in particolare, ai dirigenti responsabili della formazione del personale o della manutenzione e della sicurezza. Tengo a precisare, però, che si tratta di ipotesi di scuola, che a stretto giro le indagini s’incaricheranno di confermare o smentire.