Don Roberto Malgesini
in foto: Don Roberto Malgesini

"Don Roberto prima di essere un prete era un uomo buono, uno di quelli a cui tutti volevano bene perché era impossibile non volergliene. La sua vita l'aveva dedicata agli altri ed era in quel modo che trovava la sua felicità: aiutare il prossimo era la sua vita". Le pronuncia con un velo di commozione queste parole Giulia Fiorino, assistente sociale originaria di Como, che per quasi due anni ha lavorato con don Roberto Malgesini, ucciso questa mattina da un senzatetto con diverse coltellate. Lei che ora vive in Calabria e collabora con il Siproimi nel territorio di Reggio Calabria fa fatica ad accettare quanto accaduto al sacerdote 51enne che ha dedicato la sua vita al prossimo e ha costruito negli anni a Como una rete solidale che aveva toccato tutti: dai migranti ai senzatetto, dalle prostitute ai detenuti.

Ci siamo conosciuti nel 2013: davamo assistenza alle prostitute in strada

Don Roberto aiutava tutti e lo faceva nell'unico modo che conosceva, quello dell'accoglienza: "A lui non interessava chi fosse la persona che aveva bisogno di aiuto, lui c'era e basta: le colazioni al mattino, la mensa dei poveri, e quando era necessario caricava in macchina magari chi aveva bisogno e lo accompagnava in ospedale o dal medico – racconta a Fanpage.it Giulia Fiorino – ti trasmetteva tranquillità, anche solo il suo tono di voce, la sua pacatezza e tranquillità ti faceva capire quanto amore mettesse in quello che faceva". I due si sono conosciuti nel 2013 quando Giulia che la zona di piazza San Rocco a Como la conosce bene perché ci è nata, viveva ancora nella città lombarda: insieme hanno iniziato a svolgere un servizio di assistenza alle prostitute per l'associazione Pantanoikia di Settala nel Milanese per aiutarle spesso a venire via dalla strada, o anche solo fornendo loro ciò di cui avevano bisogno.

Era impossibile non volergli bene: era un punto di riferimento per i più fragili

"Insieme a don Roberto e un'altra collega preparavamo del tè che mettevamo in alcuni thermos che poi offrivamo insieme con alcune brioche alle ragazze in strada – ricorda Giulia – e così le accoglievamo nel nostro camper, era un modo per farci conoscere e far capire loro che potevano fidarsi. E così anche loro hanno iniziato a voler bene a don Roberto. A volte quando ci vedevano arrivare le ragazze coprivano quelle parti del corpo che erano costrette a scoprire per prostituirsi, lo facevano in segno di rispetto per lui che invece scherzava e diceva ‘Ragazze ma sono io, don Roberto'". Aiutava tutti il sacerdote di Como che quest'oggi tutti piangono e che era diventato un punto di riferimento per i più fragili.

Prego per don Roberto e per l'uomo che ha compiuto questo tremendo gesto

Anche questa mattina, come tutte le mattine, si era recato in piazza San Rocco, poco distante dal Cimitero Maggiore, per portare la colazione a chi ne aveva bisogno. Non è chiaro perché il 53enne senzatetto di origini tunisine lo abbia colpito con un coltello finendo per ucciderlo ed è su questo che dovranno fare luce le indagini che la polizia di Como sta portando avanti: "Non so cosa sia accaduto ma posso solo immaginare il disagio che spinge un uomo a compiere un gesto del genere e per questo è necessario pregare anche per lui, uno degli ultimi che don Roberto aiutava – conclude Giulia – io sono lontana e per questo ho chiesto a mio padre di portare un fiore al cimitero lui, era un uomo umile e semplice, l'ultimo dei buoni, perché lui non era un prete, era un uomo buono".

(Ha collaborato Simone Giancristofaro)