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Com’è possibile che un uomo ubriaco alla guida senza patente prenda 4 anni per aver ucciso un 15enne

Ionut Bogdan Pasca è imputato per omicidio stradale e lesioni gravi. L’avvocata Elisabetta Aldrovandi spiega a Fanpage.it perché il 33enne potrebbe essere condannato a 4 anni di carcere nonostante la morte di un ragazzo di 15 anni.
Intervista a Elisabetta Aldrovandi
Avvocata, presidente dell'Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime e consulente esterna per la commissione bicamerale sul femminicidio alla Camera.
A cura di Enrico Spaccini
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Il furgone di Ionut Pasca dopo l'incidente
Il furgone di Ionut Pasca dopo l'incidente

Il 17 luglio del 2023 Ionut Bogdan Pasca ha investito due 15enni a Garbagnate Milanese con il furgone della ditta per cui lavorava. I ragazzi si trovavano in sella alle loro biciclette e stavano attraversando sulle strisce, quando sono stati travolti. Uno è morto poco dopo l'impatto, mentre l'amica che era con lui è rimasta ferita in modo grave riportando fratture al bacino, a una gamba, a una spalla e alla mandibola. Dopo tre operazioni e quattro mesi di riabilitazione, ancora oggi può muoversi solo con l'aiuto delle stampelle.

Il 33enne romeno è ora accusato di omicidio stradale e di lesioni gravi. A sette mesi di distanza dall'incidente, la Procura di Milano e gli avvocati difensori dell'imputato hanno raggiunto l'accordo per 4 anni di reclusione. I familiari delle vittime hanno protestato sostenendo che la pena non sia adeguata al reato commesso. L'avvocata e presidente dell'Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime Elisabetta Aldrovandi ha spiegato a Fanpage.it come le due parti sono arrivate a formulare questo tipo di richiesta e come potrebbe proseguire ora il procedimento penale a carico di Pasca.

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Di cosa è accusato Pasca con esattezza?

L'imputato è accusato di omicidio stradale pluri aggravato e lesioni gravi. In particolare, le aggravanti consistono nella guida senza patente, in un tasso alcolemico di 0,98 g/L (il limite è 0,5 g/L) e nel superamento del limite di velocità di oltre 30 chilometri orari rispetto al consentito (80-85 km/h dove il limite era 50 km/h). Con queste tre aggravanti, assieme al fatto dell’omicidio e delle lesioni gravi, la pena può arrivare fino a 18 anni di reclusione.

L'omicidio stradale “semplice”, che si configura per esempio con l'eccesso di velocità o perché si passa con il semaforo rosso, ha una pena che va dai 2 ai 7 anni di reclusione. La pena aumenta, da 5 a 10 anni, nel caso in cui il responsabile sia sotto l'effetto di sostanze stupefacenti o alcol, arrivando a 18 anni se oltre a uccidere una persona si procurano gravi danni ad altre persone.

Quali sono le attenuanti in questo caso?

La difesa ha cercato di far valere alcuni elementi attenuanti che, in questo caso, secondo il pubblico ministero sono meritevoli di riconoscimento. Si tratta, nello specifico, del fatto che l'imputato abbia collaborato da subito con le forze dell'ordine per ricostruire quanto accaduto e che abbia confessato subito assumendosi la piena responsabilità. Oltre a questo, lui attualmente è detenuto in custodia cautelare a San Vittore da 7 mesi e in questo periodo ha manifestato l'intenzione di farsi assistere dal servizio per le dipendenze del carcere per cercare di disintossicarsi.

Alla luce di questi elementi, l'avvocato difensore ha chiesto al pubblico ministero di poter patteggiare la pena. Il patteggiamento è un rito alternativo previsto dal nostro codice di procedura penale che comporta uno sconto di pena di un terzo. Questo, però, richiede appunto il consenso della Procura ed è possibile solo se la pena finale (dopo aver applicato tutti i vari sconti previsti dalla legge) non supera i 5 anni di reclusione.

In questo caso, il pubblico ministero e la difesa sarebbero partiti da una pena di 6 anni, considerando le aggravanti al pari delle attenuanti, eliminando quindi tutti gli aumenti di pena derivanti dalle aggravanti del tasso alcolemico, del superamento del limite e della guida senza patente. A questi 6 anni hanno tolto un terzo, cioè due anni, arrivando ai 4 anni proposti. Questo è l'accordo cui sono arrivati e che comunque dovrà essere convalidato dal giudice, che potrebbe anche esprimere parere contrario ritenendo la pena non adeguata al reato commesso.

Cosa succede nel caso in cui il giudice dovesse respingere la richiesta di patteggiamento?

In questo caso, l'imputato può chiedere ancora il rito abbreviato che, a differenza del patteggiamento, deve essere sempre concesso e comporta a uno sconto della pena di un terzo. Se si procede con il rito abbreviato, considerando le aggravanti prevalenti sulle attenuanti, la pena partirebbe dai 9 anni, che diventerebbero 6 con lo sconto di un terzo.

Bisogna anche tenere conto del fatto che l'imputato ha già scontato 7 mesi di custodia cautelare in carcere che andranno decurtati dalla pena finale. In Italia, inoltre, per le pene inferiori ai 4 anni i condannati possono accedere a misure alternative al carcere, come l’affidamento in prova ai servizi sociali.

Quindi, in ogni caso, sia che venga condannato con il patteggiamento sia che venga condannato con l’abbreviato, alla pena finale saranno da scontare i mesi trascorsi in custodia cautelare in carcere. La pena così rimasta sarà ovviamente scontata quando diventerà definitiva, ossia dopo appello e Cassazione. In fin dei conti, il 33enne potrebbe scontare pochi mesi in carcere, anche per la possibilità di accedere a misure alternative quando la pena residua non supera i 4 anni.

Le famiglie contestano il fatto che lui ha precedenti e denunce.

I precedenti penali del 33enne riguardano furto, ricettazione e maltrattamenti in famiglia, non sono specifici all'ambito stradale e quindi, tecnicamente e processualmente, non c'è una recidiva specifica. La sola guida senza patente, inoltre, non è un reato ma un illecito amministrativo. Quindi, mi viene da pensare che questi elementi non avranno un grosso peso nella determinazione della condanna.

Dal punto di vista giuridico, quindi, le vittime non possono fare niente?

Il patteggiamento riguarda solo pubblica accusa e difesa dell'imputato, i familiari di Valentino cosi come Ambra e suoi genitori non hanno nessun potere di intervenire né nella determinazione della pena “patteggiata” né nella decisione del giudice di accogliere o meno la domanda di applicazione della pena su richiesta.

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