Clochard trovato morto in centro a Milano, è il sesto: i numeri della “strage invisibile” del gelo

Nel corso della serata di ieri, mercoledì 4 febbraio, un clochard è stato trovato morto in via dell'Aprica, davanti alla sede de Il Giornale e Libero. Stando a quanto riferito, sul corpo dell'uomo non sono stati trovati apparenti segni di violenza. Per questo, l'ipotesi più accreditata è che si tratti di ipotermia: è la sesta vittima del freddo da inizio anno.
Il ritrovamento del corpo
Secondo le informazioni disponibili sino a questo momento, il corpo dell'uomo sarebbe stato rinvenuto ieri intorno alle 23:30 quando alcuni passanti avrebbero segnalato al 118 la presenza di un clochard in un giaciglio di fortuna sul marciapiede di via Aprica. All'arrivo degli operatori sanitari, l'uomo – la cui identità e la cui età sono al momento sconosciute – era già morto e i soccorritori non hanno potuto far altro che constatarne il decesso. Dal momento che sul corpo del clochard non sono stati rinvenuti segni di violenza, l'ipotesi dei medici è che la causa del decesso sia l'ipotermia.
"La strage invisibile" di Milano
Suona anacronistico, ma è così: a Milano, nel 2026, le persone muoiono di freddo. Secondo i dati diffusi dalla Fio.PSD (Federazione Italiana Organismi per le Persone Senza Dimora Ente del Terzo Settore), infatti, dall'inizio del nuovo anno in Italia sono morte già 41 persone senza fissa dimora. Una "strage invisibile" che, solo nel capoluogo lombardo, ha già registrato 6 vittime.
Il decesso di ieri per ipotermia, infatti, non è il primo, ma l'ultimo di una serie. Tre giorni fa, un 60enne è stato trovato privo di vita in viale Cassala. Ancora, l'1 febbraio è stato constatato il decesso di un ragazzo di 25 anni, trovato morto vicino alla stazione Centrale. Prima ancora, lo scorso 16 gennaio, un 40enne è stato trovato in fin di vita sotto un cavalcavia di via Padova e l'8 gennaio un 50enne è stato trovato morto fuori dalla stazione di Cadorna. Infine, il 5 gennaio, un 34enne è stato trovato in fin di vita in via Impastato ed è poi morto al Policlinico di Milano. Per tutti, la causa della morte è sempre la stessa: ipotermia.
Sei morti in un mese a causa del freddo non sono la normalità, ma l'indice di un fenomeno sempre più drammatico per la città di Milano, dove il fenomeno dei decessi tra le persone senza fissa dimora è in crescita. Oggi la città dispone di un Piano Freddo, di dormitori, servizi sociali e di una rete di associazioni che suppliscono spesso alle carenze pubbliche. Tuttavia, i numeri dimostrano che questo sistema non è sufficiente. Continuare a parlare di "emergenza" significa accettare che la situazione sia inevitabile, anziché affrontarla come una questione di diritti, di politiche abitative e di presa in carico reale.
Il problema, infatti, è che, mentre Milano insiste a investire sul futuro e sulla sua immagine internazionale, continua a fallire nella protezione delle fasce più vulnerabili della sua popolazione. Perché, mentre la città si prepara ad accogliere le Olimpiadi invernali, ormai alle porte, le persone in strada continuano a morire di freddo.